Ghana, black power contro gli Usa

Appiah promette la qualificazione: «Tutta l’Africa è con noi». E gli americani cercano il primo gol vero con i loro vecchietti Reyna-McBride

Roberto Bonizzi

Il sorriso contagioso di Appiah. La mascella dura di Arena. Ghana e Stati Uniti giocano oggi pomeriggio a Norimberga (inizio alle 16, sincronizzato al calcio d’avvio di Italia-Repubblica Ceca) e sul tavolo balla la qualificazione agli ottavi di finale. Con gli africani che, in caso di pareggio ad Amburgo o di vittoria ceca, potrebbero addirittura agguantare il primo posto nel girone o, comunque, diventare l’unica squadra del «Continente nero» a superare il primo turno (anche se la Tunisia conserva qualche speranza). Partita vera tra formazioni muscolari al primo confronto ufficiale, con l’arbitro tedesco Merk, piuttosto fiscale e appannato nelle prime uscite, che rischia di dover lavorare molto di giallo e rosso per regolare il traffico, soprattutto in mezzo al campo.
«Vogliamo vincere per tutta l’Africa - dice l’ex juventino Stephen Appiah -. A questi livelli dietro a una piccola nazione come la nostra si nasconde il mondo intero. Anche se gli Stati Uniti sono il Paese più grande e ricco della terra, noi abbiamo ottime possibilità di vittoria. Pensiamo solo a vincere quella che per noi è una finale». Sugli spalti 3mila tifosi arrivati da Accra e dall’Europa. «Daremo il massimo per il nostro pubblico - prosegue il centrocampista -. Per i nostri connazionali che vivono in Europa e ci hanno raggiunti qui con tanti sacrifici, per quelli che ci guarderanno in televisione dal Ghana». Il ct serbo Dujkovic che pronostica le semifinali per le sue «Black stars» non annuncia la formazione, ma dovrà comunque fare a meno di Muntari e di Asamoah Gyan, squalificati. I probabili sostituti sono Boateg in mezzo al campo, Pimpong in avanti. E forse resterà ancora fuori Kuffour, che paga sempre l’errore contro l’Italia. Nessuna punizione, invece, per Pantsil, il difensore dell’Hapoel Tel Aviv che dopo il successo contro i cechi aveva sventolato la bandiera israeliana (in onore della sua squadra di club) scatenando le proteste del mondo arabo. «Se non gioca - dice Dujkovic - è solo per scelta tecnica. Ma ancora non lo so».
Dall’altra parte gli Stati Uniti, che avranno 11mila sostenitori al seguito, devono risolvere il problema del gol. L’unica rete messa a segno nelle due gare giocate è stato l’autogol di Zaccardo. In avanti saranno ancora protagonisti Claudio Reyna e Brian McBride, 67 anni in due. «Loro due sono ancora i migliori attori della nostra squadra - commenta il ct Arena -. Cosa posso fare io se non segniamo? Posso mettere in azione una slot machine del gol? La verità è che fin qui abbiamo incontrato due dei migliori portieri del mondo: Buffon e Cech». Fiducia a Reyna e McBride, dunque. Con il secondo che sdrammatizza: «Non c’è un blocco psicologico, dobbiamo solo essere più freddi sotto porta». I cambi dell'allenatore yankee si concentreranno su centrocampo e difesa, dove bisogna rimediare alle squalifiche di Mastroeni e Pope. Probabilmente toccherà a Beasley e Conrad.