Gheddafi chiede di entrare nell’Eni: avrà il 3%

Tra Telecom e l’Eni la Libia abbandona, almeno per il momento, le telecomunicazioni per investire nel petrolio. È di ieri la notizia che il governo libico del colonnello Muhammar Gheddafi ha manifestato a quello italiano l’interesse ad acquisire una partecipazione nel capitale di Eni, «a condizione che non vi siano obiezioni da parte delle autorità italiane», dice una nota emessa dallo stesso governo italiano, a conferma del tono amichevole dell’operazione. L’investimento, che sarà effettuato a prezzi di mercato e presumibilmente entro la fine dell’anno, dovrebbe conferire al governo libico una quota pari al 3-3,5% di Eni, con un investimento che, alle attuali quotazioni (35% in meno dall’inizio dell’anno) oscillerebbe tra 1,8 e 2,3 miliardi di euro. La Libia diventerebbe così il secondo azionista dopo lo Stato, che tramite il Tesoro ha il 27,3% e il 9,9% con la Cassa Depositi e Prestiti. Mentre per ora solo un fondo americano dispone di una quota leggermente superiore al 2%.
Eni vuole fare le cose alla luce del sole e quindi ha già detto di essere pronta ad «informare il mercato di eventuali cambiamenti azionari rilevanti in linea con le regole della Consob». Quanto al Governo «ha preso atto dell’interesse e della finalità economica dell’investimento, che testimonia fiducia nella solidità industriale e nella capacità reddituale della società petrolifera, senza interferire nella gestione della società». L’interesse di Tripoli per una partecipazione nel capitale di Eni si inserisce in un generale consolidamento del ruolo dei fondi sovrani del Paese nordafricano nel panorama finanziario italiano. Tra gli ultimi capitoli di una storia iniziata 35 anni fa, quando l’avvocato Agnelli aprì le porte della Fiat, c’è anche l’acquisto di circa il 5% di Unicredit. Poi c’erano stati contatti per rilevare altre partecipazioni (Telecom sembrava tra queste) sempre in un’ottica finanziaria di medio lungo termine. Alla fine la scelta è caduta sull’Eni, presente nel Paese da molti anni.
A livello produzione, la Libia per la società italiana è il primo Paese con 300mila barili estratti al giorno di pertinenza della società derivanti da un pozzo da cui Eni ne estrae 800 (500 restano al governo libico per i diritti di estrazione). Un’operazione dunque annunciata da quando nello scorso ottobre la banca centrale libica aveva annunciato di avere una quota del valore di 50 milioni in Eni e che era sua intenzione crescere. In Borsa il titolo venerdì ha chiuso a 15,3 euro.