Gheddafi fa Babbo Natale con due sacchi d’oro

Si è presentato agli amici con un paio di cosucce da poco, un regalino per tutti, niente di impegnativo: un paio di sacchi gonfi di oro zecchino. Se sei ospite a cena mica puoi fare brutta figura e, anche se certi invitati il colonnello li ammazzerebbe volentieri, stavolta a crepare sia solo l’avarizia. Muammar Gheddafi è fatto così: al contrario del figlio gli piace colpire in contropiede. L’occasione gliel’ha, per così dire, regalata l’ottavo vertice dell’Unione Africana, che si apre oggi per chiudersi domani, cinquantatré delegazioni invitate, arrivate tutte nei dintorni dell’alba, perché si sa, il mattino ha l’oro in bocca. Anche stavolta il colonnello si voluto mostrare per quello che è, un tipo schivo che ama passare inosservato. Ad Addis Abeba è arrivato scortato da un corteo di quindici automobili e un esercito di guardie del corpo, quasi tutte donne, armate fino al wonderbra. Solo i sacchi, per ora, non l’hanno seguito. Per legge infatti non si potrebbe importare quantità d’oro così massicce, per questo che il bottino è rimasto bloccato in dogana.
A dare notizia del seccante contrattempo la prima pagina del quotidiano etiopico Capital che cita, come si fa di solito, autorevoli fonti diplomatiche. Secondo il giornale i due borsoni clandestini sono parcheggiati in una stanza sigillata e sorvegliata a vista all’aeroporto internazionale di Bole, anche se non si capisce bene se per motivi di sicurezza o in attesa di un via libera ufficiale governativo che soltanto il primo ministro etiope Meles Zenawi potrà dare. Il colonnello ha incassato il colpo senza spettinarsi, manco avesse ordinato i regali su un catalogo Euronova, ma in Africa sono in molti a chiudere volentieri un occhio per lui, per cui considerate le borse già consegnate.
Al summit si stanno mettendo a punto le ultime risoluzioni da mettere ai voti, ma c’è una novità dell’ultimo minuto. Romano Prodi è arrivato ad Addis Abeba e ha fatto subito sapere che non vede l’ora di incontrare Gheddafi. Ha messo in moto tutto lo staff diplomatico per incontrarlo a quattr’occhi nonostante la cosa non sia minimamente in agenda, dice che vuole sollevare a tutti i costi il caso delle infermiere bulgare condannate a morte dal regime libico per aver contagiato dei bambini col virus dell’Hiv: «Mi sono impegnato con il governo di Sofia a convincere il colonnello a un gesto di umanità. Il più forte possibile, ma in maniera calda, amichevole». Già. Perché chi trova un amico trova un tesoro...