Gheddafi jr picchia due domestici in hotel

L’enfant terrible della famiglia fermato con la moglie e rilasciato dopo due notti: aveva malmenato due inservienti dell'albergo di Ginevra dove vive

Poco importa essere il figlio di un capo di Stato. Poco importa che tuo padre sia Muammar Gheddafi, letteralmente seduto su milioni di barili di indispensabile petrolio. Le leggi svizzere non guardano in faccia a nessuno: per questo Motassin Bilal Gheddafi, per gli amici Hannibal, è da due giorni in stato di fermo. Avrebbe, secondo la polizia svizzera, picchiato e maltrattato, nell’hotel di Ginevra dove vive, due inservienti, una tunisina e un marocchino.

Sono state quindi due le notti che Hannibal, figlio ultimogenito del leader libico, invece che nel solito albergo cinque stelle extra lusso, dorme a Palazzo di giustizia. Una soluzione che non sembra aver particolarmente gradito. Assieme a lui - ha fatto sapere il suo avvocato Robert Assael - è stata incriminata anche la moglie, incinta di nove mesi, che però è ospitata nell’ospedale universitario della cittadina elvetica dopo un malore. I capi d’accusa sono gli stessi per entrambi: lesioni semplici, minacce e costrizione, secondo quanto stabilito dal giudice istruttore Michel Alexandre Graber, che per liberarli ha stabilito una cauzione da 500mila euro. 200mila per Motassin e altri 300mila per la moglire: il denaro è stato consegnato ieri pomeriggio da un altro degli avvocati, Paul Gully-Hart.

Assieme a loro sono state fermate anche le guardie del corpo del figlio del Rais che hanno cercato di impedire l’arresto del trentaduenne Hannibal e della consorte, che alloggiavano al Hotel Prèsident Wilson di Ginevra dal 5 luglio scorso. Per sua sfortuna, sembra che Gheddafi non sia coperto da immunità diplomatica, e sia quindi destinato ad avere a che fare con i giudici svizzeri.

Quasi come se non avesse imparato nulla dagli ultimi arresti: già nel 2004 infatti era stato fermato dalla gendarmerie francese dopo un incidente sugli Champs Elysees con la sua Porsche. Non pago di aver “bruciato” diversi semafori rossi, quella volta il piccolo Hannibal, allora appena ventottenne, non aveva nemmeno rispettato l’alt della polizia, ferendo anche un agente nell’inseguimento a tutta velocità che ne era seguito.

E non è stata l’ultima volta che fra le autorità francesi e il figlio del rais di Tripoli ci sono stati delle, se così si possono chiamare, incomprensioni. Tornato a Parigi un anno dopo, Hannibal si era fatto notare per aver picchiato la compagna, anche allora incinta, per averla minacciata con una pistola e per aver mentito sulla sua immunità diplomatica. E se dopo l’incidente d’auto erano bastate delle scuse dal console libico a Parigi, la seconda volta sono serviti quattro mesi di reclusione con la condizionale. Che tuttavia, visto l’ultimo caso svizzero, non sembrano aver insegnato molto all’enfant terrible di casa Gheddafi, come è soprannominato l’ultimogenito Motassin.

Forse dovrebbe pensarci papà Muammar, che però è sempre sembrato molto comprensivo con i capricci e le marachelle dei figli.