Gheddafi non deve fare la stessa fine di Bin Laden

Uccidere il raìs rappresenta la scorciatoia in un conflitto impantanato
Ma è un azzardo: il suo Paese potrebbe trasformarsi in un nuovo Irak

Il Colonnello Gheddafi deve fare la fine di Osama Bin Laden? Uccidere il capoccia libico è tutta un’altra storia, che rischia di farci valicare una sottile linea rossa. Neppure Saddam Hussein, che di mattanze ai danni del proprio popolo se ne intendeva, è stato fatto fuori manu militari dagli americani. Lo hanno processato ed impiccato i suoi connazionali, anche se nemici storici. Non solo: far fuori Gheddafi, forse è una scorciatoia per sbloccare un conflitto impantanato, ma rimane un azzardo dagli esiti imprevedibili.
Il Colonnello, che ha fatto il suo tempo dopo 42 anni al potere, è pur sempre un leader politico fino a due mesi e mezzo fa riconosciuto e omaggiato da tutti. Seppure golpista veniva accolto con fanfare ed onori, nonostante le sceneggiate beduine, perché aveva le chiavi del gas e del petrolio. Da un giorno all’altro è diventato sanguinario e pazzo, nella terminologia alleata, anche se a Bengasi, dall’altra parte del fronte libico, non ci sono proprio le educande della democrazia.
Se proprio volevamo farlo fuori bisognava pensarci nel 1986, quando il presidente americano Ronald Reagan cercò di eliminarlo grazie ad un’ondata di raid per le collusioni del suo regime con il terrorismo internazionale. Quando una bomba da mille chili piombò sul solito bunker di Bab al Azizya, il Colonnello si salvò la pelle in pigiama grazie ad una provvidenziale telefonata dell’allora premier Bettino Craxi. Poi Gheddafi si è redento e l’Occidente, a torto o ragione, l’ha sdoganato con in prima fila l’Italia. Non solo: per dimostrare che faceva sul serio ha abbandonato le velleità sulle armi di distruzione di massa e collaborato con gli americani nella lotta contro Al Qaida.
Adesso stiamo provando a farlo fuori come lo sceicco del terrore che sognava lo scontro di civiltà e voleva affossare l’Occidente a colpi di attentati catastrofici. Gheddafi, negli ultimi anni, si accontentava di far sopportare il suo regime e le personali stravaganze, in cambio di lauti contratti energetici agli occidentali, a cominciare dagli italiani.
Il primo maggio la Nato ha cercato di ammazzarlo sbagliando mira. La faccenda è stata mediaticamente oscurata dall’eliminazione, attesa da dieci anni, di Osama Bin Laden. Sotto le bombe «mirate» a Tripoli sarebbero rimasti l’erede più giovane del Colonnello e tre nipoti. Ogni volta che decolla un nostro caccia verso la Libia si ribadisce che è una guerra «umanitaria» in difesa della popolazione inerme e che gli obiettivi sono esclusivamente militari. Poi centriamo in pieno un’abitazione civile dei familiari di Gheddafi. Almeno prima tiravamo qualche missile sui palazzotti di Bab al Azizya, come pressante «invito» a farsi da parte, più che minaccia reale. La verità è che facendo fuori Gheddafi si spera di far crollare il regime uscendo dal pantano di una guerra civile e dallo stallo militare in cui ci siamo infilati.
Dopo le minacce specifiche all’Italia, pronunciate dal Colonnello, forse qualcuno pensa che girando la testa dall’altra parte rispetto a francesi ed inglesi con il grilletto facile si eviteranno guai peggiori. Però il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sembra più che convinto quando dice che è «gravissimo» uccidere Gheddafi junior.
Neppure Slobodan Milosevic e tantomeno la sua famiglia sono finiti nel mirino dei caccia Nato a Belgrado. I bombardamenti erano più massicci che in Libia ed il tribunale internazionale dell’Aja accusava la zar serbo di genocidio in Kosovo.
Bisognerebbe anche chiederci se le sette vite del Colonnello dipendano da qualche aiutino inconfessabile, come nel 1986. I turchi chiedono che si faccia da parte, ma la loro ambasciata è l’unica della Nato ancora aperta a Tripoli. I rappresentanti di Russia e Cina, due superpotenze, sono stati i primi a gridare al lupo contro l’eliminazione dal cielo di Gheddafi.
Il Colonnello non è un santerellino ma noi occidentali ce la sentiamo veramente di condannarlo a morte come Osama Bin Laden? Dopo aver catturato Saddam, destinato al patibolo, ci si cullava nell’infondata speranza che fosse tutto finito. Invece gli americani si sono dissanguati in una lunga e lenta guerra fra bande. Morto Gheddafi il regime potrebbe afflosciarsi come un castello di carte, ma se non fosse così la Libia rischierebbe di trasformarsi in un nuovo Irak.
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