Gheddafi in ritardo e Fini gli chiude la porta

Dopo due ore di vana attesa, Fini annulla l'incontro con Gheddafi e lo
attacca: "Dai nostri connazionali prosperità a Tripoli". L'opposizione applaude: "Decisione ineccepibile". Il leader libico alla Marcegaglia: "Per le imprese italiane niente tasse per 5 anni". Berlusconi nella notte va a salutare il leader libico a Villa Pamphili

Roma - Il leader libico Muammar Gheddafi ieri ha incontrato gli imprenditori. Un faccia a faccia molto importante: in ballo ci sono contratti per un valore complessivo pari a 50 miliardi di dollari. Nel pomeriggio il leader libico avrebbe poi dovuto incontrare il presidente della Camera Gianfranco Fini ma ha ritardato. Di tutta risposta il numero uno di Montecitorio ha annullato l’incontro e il successivo convegno con il leader libico. Quest'ultimo si troverebbe nella sua residenza allestita a Villa Pamphili dove sarebbero in corso incontri.

Annullato l'incontro con Fini Il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri ha annullato il convegno sulle relazioni italo-libiche che avrebbe dovuto svolgersi a Montecitorio dalle 17 con la partecipazione di Gheddafi. A motivare la decisione il cospicuo ritardo del leader libico, che avrebbe dovuto vedere Fini alle 16.30 prima del convegno. Prendendo la parola nella Sala della Lupa della Camera, Fini ha detto: "La prevista manifestazione con il colonnello Gheddafi non ha avuto luogo a causa di un ritardo che al presidente della Camera non è stato giustificato". "Ragione per cui - ha proseguito Fini tra gli applausi della Sala - mi assumo la piena responsabilità di annullare l’iniziativa, nel pieno rispetto dell’Istituzione". Il gesto del numero uno di Montecitorio è arrivato dopo un generale malcontento dei politici italiani. "Gheddafi in ritardo di due ore? - aveva sbottato il leader centrista, Pier Ferdinando Casini - roba da matti! Se fosse rimasto un minimo di dignità e di decoro delle istituzioni, Fini dovrebbe chiudergli le porte della Camera dei deputati".

Decisione autonoma Fini ha preso la decisione di annullare l’incontro con il leader libico Muammar Gheddafi in piena autonomia e assumendosene tutte le responsabilità. Il numero uno di Montecitorio ha deciso senza avvertire nessuno, né i libici né il governo italiano. Successivamente il presidente della Camera ha cercato telefonicamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per spiegare le ragioni della sua decisione. Berlusconi, riferiscono le stesse fonti, ha pienamente compreso. La decisione di Fini è stata applaudita anche dall'opposizione. "Sono d’accordo con Fini - ha commentato Massimo D’Alema - per il decoro delle istituzioni e il rispetto delle persone invitate, la considero una decisione ineccepibile".

Berlusconi nella tenda di Gheddafi "L’Italia è un Paese amico". Con queste parole, nel cuore della notte, Gheddafi ha accolto Berlusconi nella alla sua tenda. Il premier ha voluto così salutare l’ospite chiudendo la parte ufficiale della visita del colonnello a Roma. Nel corso del colloquio, il leader libico ha ringraziato il Cavaliere per l’ospitalità e ha parlato della mancata patecipazione al convegno poi annullato da Fini. Ritardo dovuto, secondo l’ambasciata libica, alla preghiera del venerdì. 

Fini: "No agli Usa come terroristi" "Le democrazie, a partire da quella americana, possono sbagliare, ma certo non possono essere paragonate ai terroristi". È questo uno dei passaggi del discorso che il presidente della Camera, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto pronunciare durante la cerimonia a Montecitorio con il leader libico Muhammar Gheddafi. Nel discorso non pronunciato, ma diffuso alla stampa, Fini tra l’altro auspicava la "creazione di un gruppo congiunto di monitoraggio parlamentare" tra la Camera dei Deputati e il Congresso del Popolo libico sulla questione dell’immigrazione: "Auspico - è scritto nel testo del discorso - che una delegazione di deputati italiani possa recarsi presto in visita ai campi libici di raccolta degli immigrati, per verificare il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalle Nazioni Unite e dal Trattato di Bengasi, con particolare riguardo ai richiedenti asilo e ai perseguitati politici". E ancora: "Gli italiani cattolici ed ebrei hanno contribuito con il loro lavoro alla prosperità del Paese e hanno sofferto pagando responsabilità non loro".

Collaborazione industriale I rapporti economici tra Italia e Libia sono di fronte a una svolta che porterà a una più intensa collaborazione tra i due Paesi. Ne è sicura il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Parlando alla platea di imprenditori che hanno accolto Gheddafi, il numero uno di Confindustria afferma: "Siamo di fronte a una svolta nei rapporti economici tra i due Paesi che ci porterà ad una intensa e strutturata collaborazione bilaterale". Dati alla mano la Marcegaglia ricorda che l’Italia è "il primo partner industriale della Libia con una quota del 41% delle importazioni e del 13% delle esportazioni. Siamo anche - aggiunge - il terzo investitore europeo, escludendo il petrolio, e il sesto a livello mondiale. Siamo presenti in Libia con oltre un centinaio di imprese: Eni, Enel, Trevi, Impregilo, Italcementi e Finmeccanica". Ma il numero uno degli industriali sottolinea che "anche la presenza libica in Italia è in crescita e fa intravedere opportunità di ulteriore rafforzamento: sono presenti in Unicredit e - sottolinea - hanno annunciato l’interesse di investire in altre imprese italiane".  

Le imprese italiane in Libia La Libia "non favorirà altri paesi a spese dell’Italia" nel settore energetico. Lo ha assicurato Gheddafi nel suo discorso agli imprenditori in Confindustria. L’Italia, ha sottolineato, "ha un gran bisogno della Libia", per questo finché vigerà l’accordo di amicizia e di collaborazione tra i due paesi, la Libia non fornirà gas e petrolio ad altri "a danno dell’Italia". "Non credo - ha concluso - che l’Italia possa commettere qualcosa che causi un atteggiamento del genere". "I soldati di questa epoca siete voi, voi i pionieri di questa battaglia per le richieste della nostra epoca come infrastrutture, costruzioni, cibo - ha continuato Gheddafi - siete voi a combattere quotidianamente in questo campo. La gente oggi non ha bisogno di militari perché non vuole la guerra, ma le persone non possono stare senza cibo, acqua, costruzioni". Poi l'avvertimento: "Siamo contro il colonialismo e contro la corruzione.  La corruzione è come un virus. Ci sono imprese che sbagliano pensando di lavorare guadagnandosi la benevolenza dei libici. Se lo scopriamo queste imprese andranno via. Quello che vincerà è solo chi soddisferà il popolo libico". 

Una rivoluzione per il mondo femminile Il leader libico dopo l'atteso incontro con gli industriali ha parlato di fronte a 700 donne italiane. Il colonnello ha avuto un approccio molto laico: "Nel mondo arabo e islamico la situazione delle donne è orrenda e incita alla rivoluzione". È uno dei passaggi cruciali del discoro che Gheddafi ha tenuto all’auditorium Parco della musica di Roma. Riferendosi direttamente ai paesi del Golfo ha affermato: "Nel mondo arabo islamico la donna è come un pezzo di mobilio", aggiungendo "è una situazione orrenda che incita alla rivoluzione".  Gheddafi è, infatti, convinto che "ci sia bisogno di una rivoluzione femminile nel mondo, costruita su una rivoluzione culturale. Dal lato dei diritti, non bisogna mettere alcuna differenza tra l’uomo e la donna".