Gheddafi, la Svizzera resta sola

Cresce il fronte dei Paesi critici nei confronti di Berna, la cui linea
dura ha provocato il blocco dei visti d’ingresso in Libia per i
cittadini europei. Italia e Malta unite

Rischia di trascinarsi ancora a lungo la crisi Tripoli-Berna, precipitata domenica sera con la decisione di Muammar Gheddafi di negare nuovi visti d’ingresso per la Libia ai cittadini dell’area Schengen e di bloccare quelli già rilasciati. In attesa che la diplomazia faccia il suo lavoro, ieri è arrivata la conferma che il muro contro muro è destinato a durare: «La Svizzera continuerà la sua politica restrittiva in materia di visti», ha ribadito il ministero elvetico agli Affari esteri, confermando l’intenzione di tenere in vita la «lista nera» di 188 libici «non graditi», tra i quali lo stesso Gheddafi, all’origine della ritorsione libica.

Eppure cresce la convinzione a livello internazionale che la vicenda abbia superato la soglia di tollerabilità per gli altri Paesi non direttamente coinvolti. Il titolare della Farnesina Franco Frattini - che lunedì aveva detto a Berna di «risolvere i propri problemi ma non a spese dell’Italia e di altri Paesi» - ieri ha chiesto alla Svizzera di non «usare Schengen per fini che non sono di Schengen» e ha invitato Berna a consultarsi con i partner europei prima di assumere certe decisioni.

Le critiche nei confronti della Svizzera e di certi provvedimenti assunti contro la Libia cominciano a crescere. Alla voce della Farnesina si è aggiunta quella del ministro degli Interni di Malta, altro Paese vicino, non solo geograficamente, a Tripoli: la decisione della Svizzera di stilare una lista di libici indesiderati, «viola lo spirito di Schengen. Il rifiuto di un visto è esclusivamente uno strumento per proteggere i nostri cittadini e la nostra sicurezza nazionale», ha scritto Carmelo Mifsud Bonnici in una lettera alla collega svizzera. Italia e Malta hanno definito un «abuso» la decisione presa dalla Svizzera, un termine questo usato per primo dal sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, in visita alla Valletta. Anche il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner ha ribadito l’insofferenza per la crisi: «Non può durare» - ha detto -. I Paesi dell’area Schengen non possono essere presi in ostaggio». E a insistere sullo stesso fronte, accusando di eccessiva durezza Berna, è persino il legale dei due uomini d’affari svizzeri bloccati in Libia dal luglio 2008 con il pretesto di aver violato le norme sui visti. «Il governo elvetico ritarda la soluzione della crisi» e «complica» la situazione dei suoi assistiti, ha detto Salaf Zahaf.

Il titolare della Farnesina, Franco Frattini, il ministro degli Esteri libico, Mousa Kousa e quello maltese, Tonio Borg, si incontreranno nella mattinata di oggi a Roma. Dopo l’incontro Frattini ha fatto sapere che potrebbe chiamare l’omologa svizzera Micheline Calmy-Rey, che ha già sentito ieri in colloquio telefonico - e farle un appello alla responsabilità. Poi i tre ministri risponderanno in conferenza stampa alle domande dei giornalisti. Domande che da ieri una grossa fetta delle imprese che operano in Libia si fanno in maniera più preoccupata. Da oltre 48 ore, infatti, la Libia è ufficialmente vietata agli europei e anche se la chiusura delle frontiere ha concesso a molti di entrare comunque in Libia, nove italiani sono già stati rimpatriati dopo essere atterrati all’aeroporto di Tripoli: tre erano a bordo dell’ultimo volo, arrivato nella capitale nella notte.

E per questi ultimi, tutti toscani, il viaggio si è rivelato un mezzo incubo, di certo una beffa. Bloccati appena sbarcati a Tripoli, i nostri connazionali sono stati costretti a passare la notte in aeroporto, pagando persino 60 euro per stare seduti in poltrona, prima di essere rimandati in Italia.
La decisione di bloccare gli ingressi degli europei è solo l’ultima tappa di una guerra diplomatica che va avanti da due anni e che con la ritorsione scattata domenica e decisa dalle autorità libiche ha avuto il suo apice: Tripoli non ha digerito la decisione di Berna di mettere 188 libici, fra cui lo stesso Colonnello e la sua famiglia, in una «lista nera» di persone che non possono entrare nel Paese e ancora prima - era il luglio 2008 - non aveva tollerato l’arresto del figlio Hannibal, accusato con la moglie di aver maltrattato due domestici in un albergo di Ginevra.

Una scelta che ha messo in subbuglio le cancellerie europee, ha già spinto Italia e Francia a sconsigliare viaggi nel Paese nordafricano ai propri cittadini e che giovedì sarà al centro dell’incontro fra la Commissione, i Paesi Ue e quelli aderenti all’area Schengen, che in questa sede faranno una prima valutazione della situazione e decideranno quali misure prendere. Intanto Michele Cicerone, portavoce del commissario Ue agli Affari interni Cecilia Malmstrom, ha fatto sapere che sono in corso contatti «ad alto livello» con le autorità svizzere e quelle libiche perché si possa giungere a «una soluzione diplomatica il più presto possibile».