Gheddafi tiene duro ma l'Occidente pensa a un intervento militare

Il premier spagnolo sarebbe disponibile a una partecipazione attiva del dell'Onu. I repubblicani pressano Obama affinché intervenga. Frattini: <strong><a href="/interni/libia_frattini_siamo_contatti_consiglio_provvisorio_appello_dellonu_servono_160_milardi_aiuti/gheddafi-libia-italia-contatti-governo-provvisorio-emergenza-umanitaria-onu-appello/07-03-2011/articolo-id=510295-page=0-comments=1">siamo in contatto col consiglio provvisorio</a></strong>

La Spagna è pronta a intervenire militarmente in Libia. E' questa l'impressione che trapela e che riferisce il quotidiano spagnolo El Pais. Zapatero sarebbe disposto a una partecipazione attiva della Spagna, riferisce El Pais, spiegando però che secondo il capo del governo di Madrid sarebbe imprescindibile una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Prima di un intervento militare, inoltre, secondo Zapatero sarebbe necessario avere anche il consenso della Lega Araba o dell’Unione Africana. "Un intervento esclusivamente americano o europeo potrebbe risultare controproducente. Per Gheddafi sarebbe molto facile agitare i fantasmi del colonialismo e far credere che l’Occidente intende rubargli il petrolio", ha spiegato una fonte della Moncloa. Nello scorso fine settimana, Zapatero ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro britannico David Cameron, il leader europeo che più spinge per un intervento militare contro Gheddafi.

Pressioni su Obama La resistenza di Muammar Gheddafi spinge il partito repubblicano ad aumentare la pressione su Barack Obama affinché intervenga a favore dei ribelli in Libia. Lo scrive il New York Times riportando le parole del senatore dell’Arizona John McCain e del leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell. Secondo l’ex candidato alle presidenziali intervenuto sulla Abc, gli Stati Uniti potrebbero sostenere gli oppositori di Gheddafi fornendo assistenza umanitaria ma anche supporto tecnico, di intelligence e formazione. Il tutto dichiarando apertamente il sostegno Usa al governo degli insorti che si è costituito in Cirenaica. Più esplicito McConnell per il quale "armare i ribelli" è un’opzione da non scartare. Ma Obama ha le mani legate fino a che l’Onu disporrà, per esempio, la creazione di una no-fly zone sopra la Libia.

Frattini: "Non negheremo basi-punto  Intanto nuovi raid aerei in mattinata del regime libico a Ras Lanuf dove gli insorti cercano di rispondere con la contraerea. La ripresa dei combattimenti testimonia una controffensiva in atto da parte di Gheddafi anche se la stampa britannica parla di un piano segreto americano per armare gli insorti. Sul piano diplomatico, con le Nazioni Unite che annunciano la nomina di un nuovo inviato, il ministro degli esteri italiano Frattini dice che in caso di no-fly zone l’Italia non potrebbe negare le sue basi. Gli scontri di Ras Lanuf e Ben jawad sembrano fotografare sintomaticamente la situazione sul campo. A Ras Lanuf si combatte ormai da giorni e gli scontri sono ripresi in mattinata, mentre a A Ben Jawad, (siamo a 30 chilometri a ovest di Ras Lanouf), i ribelli sarebbero stati costretti a indietreggiare e quindi a rinunciare almeno momentaneamente alla loro avanzata verso Sirte, città natale di Muammar Gheddafi. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini ha aggiunto che è "assai difficile" pensare ad aerei militari italiani coinvolti sul terreno libico, ma va anche detto che in base alla "lealtà euroatlantica" il governo non negherebbe "basi militari e il supporto logistico".