«Gheddafi usa miliziani bambini e armi chimiche»

Il Gheddafi furioso fa paura. Nessuno vuole scommettere. Fino a che punto può arrivare? La strategia del terrore è da entrambe le parti. Da una parte volano numeri e notizie non confermate, dall’altra minacce e sproloquio. L’Occidente trema e spara alto. Numeri di morti, feriti, fosse comuni. Avere notizie, informazioni certe è difficile.
La Libia non è l’Egitto e fuori ci sono i miliziani pagati per fare morti. Intanto Gheddafi inveisce e minaccia, punta il dito, sbraita senza controllo. Parla di yogurt e cous cous drogati da Al Qaida, parla di giovani ratti da abbattere, da scovare casa per casa, si paragona alla regina Elisabetta d’Inghilterra, lei, colpevole di essere da molti più anni al potere di lui, tira fuori il malocchio, invidie nemiche e iatture straniere. Gheddafi è disperato, è caduto da cavallo e quando si è voltato non ha trovato più nessuno ad aiutarlo. È per questo che sa che tutte le munizioni vanno sparate adesso. L’Occidente ha paura, sa che il dittatore è senza scrupoli. Così, tra notizie ufficiose e dichiarazioni di ex alleati, il quadro diventa ancora più agghiacciante. Ci sono gli ex che ora parlano e che alzano la voce, chiedono di essere ascoltati. Sono quelli che fuggono e che passano all’opposizione che vogliono dimostrare che il nemico Gheddafi è temibile e da annientare. Come l’ex ministro libico, Mustafa Abdel Galil, che ha messo in guardia «su Gheddafi che ha armi chimico-batteriologiche e non esiterà ad usarle per reprimere la rivolta in Libia: lo scrive il sito inglese di Al Jaazira. È la tensione che sale alle stelle, che si respira nelle dichiarazioni degli americani, dubbi e angosce che escono come spettri dall’armadio del passato, forse si esagera, forse si spera che Gheddafi bluffi.
«L’intesa raggiunta con Gheddafi fece poco per aiutare i libici», sottolinea Aaron David Miller, esperto di Medio Oriente del Woodrow Wilson International Center for Schoolars, istituto di ricerca di Washington. «Abbiamo riabilitato un crudele dittatore per interessi politici americani», dice. «Si è trattato di un patto con il diavolo in cambio per la pace». E allora anche gli Stati Uniti fanno i calcoli: «la Libia possiede ancora circa 10 tonnellate di iprite nei propri arsenali», dice Peter Caril, esperto dell’Arms Control Association. Sì, ma arriverà Gheddafi a utilizzare le armi chimiche? Inquietanti scenari, fosse comuni per seppellire morti, diecimila; oltre a cinquantamila feriti. Notizie non confermate, che non possono essere verificate. Ci sono testimoni, cronisti sconvolti scampati a linciaggi, costretti a fuggire. Informare è complicato. Ieri El Pais avvertiva: ci sono miliziani di 15 anni reclutati nelle milizie del regime a combattere per Muhammar. Notizia che non può essere confermata o l’orrore di un dittatore caduto che giura di non arrendersi? Poi arriva la notizia di miliziani di origine italiana. Questa sì, poi smentita.