Ghedina: «Ora corro in auto»

da Sestriere

Lo sapevano tutti che alla fine sarebbero stati solo in tre a festeggiare, ma dopo l’imperiosa vittoria di Antoine Deneriaz, la delusione al parterre della discesa è palpabile, negli occhi e nei gesti dei battuti.
Sono delusi gli austriaci, che hanno vinto l’argento con Michael Walchhofer ma perso la gara alla quale tenevano di più, sono delusi gli americani, grandi favoriti della vigilia: Miller (5°) ha perso il podio negli ultimi trenta secondi, Rahlves (10°) non è mai stato in gara. Delusi sono anche i norvegesi, in particolare Kjetil André Aamodt, che ha perso la ventesima medaglia per sei centesimi e all’atterraggio del primo salto si è fatto male a un ginocchio: non parteciperà alla combinata di domani, spera di recuperare per il superG di sabato.
Sono infine delusi gli italiani, Ghedina, Fill e Sulzenbacher ma non Staudacher, nono in mezzo ai grandi. Kristian ci sperava, il 23° posto è un modo triste per dire addio al sogno olimpico: «Sono partito male, non ero sciolto, ho allargato la curva prima del piano e perso velocità, mentre scendevo sapevo già che sarei finito dietro, ma vedere il mio tempo mi ha avvilito, se mi fossi rotto una gamba però sarebbe peggio, no? Per il futuro non so ancora, se dovessi andare bene alle finali di coppa di Are, sulla pista dove ho vinto nel 1990 e dove l’anno venturo ci saranno i mondiali, potrei trovare le motivazioni per fare un’altra stagione. Magari per l’immediato corro in auto».
Non si dà pace invece Peter Fill, 19°: «Non speravo nella medaglia, ma in un posto fra i dieci sì, certo che quando ho sentito il boato del pubblico per Sulzenbacher e Ghedina scesi prima di me, l’emozione mi ha un po’ irrigidito i muscoli». Almeno questa è una buona notizia: il Peter della vigilia, così freddo e distaccato nei confronti dell’Olimpiade, si è scoperto umano.