Ghedina plana su Torino: «La pista è troppo facile»

Domenica, primo azzurro a giocarsi l’oro: «Meritavo d’essere io il portabandiera. Carolina ha tanto tempo...»

Paolo Marchi

Lo scorso 20 novembre ha compiuto 36 anni e prima di togliere quello che nel circo bianco non è mai stato un disturbo perché simpatico a tutti, Kristian Ghedina, domenica prossima 12 febbraio, cercherà di chiudere il cerchio di una carriera che come liberista in Italia è seconda solo a quella dell’immenso Zeno Colò: salire sul podio della discesa olimpica. Se accadesse, sarebbe la prima medaglia olimpica dopo tre iridate (due d’argento e una di bronzo): «Per me l'Olimpiade ha un fascino particolare. Contavo tanto di partecipare a questa anche per smentire le persone che non credevano in me ed erano pure tante quelle che dicevano che era impossibile: per fortuna ci ho creduto io. La mia è stata finora una stagione discreta, sempre costante fino a sfiorare il podio, quarto in Gardena. Spero che la volta buona sia tra poco al Sestriere. Qui non siamo in coppa dove conta anche piazzarsi e raccogliere qualche punto. È una prova unica: quel giorno a quell’ora, il resto non conta. Non vedo perché non dovrei crederci».
Kristian ha parlato a lungo dai microfoni di Radio Anch’io sport e anche lui non ha potuto non dire la sua sulla scelta del portabandiera, impossibile infatti non notare come tanti, per risultati e per prestigio, avrebbero meritato più di Carolina Kostner: «Ho sempre sperato di fare io il portabandiera. Non so come viene assegnato questo ruolo, come uno si ritrova a sfilare con la bandiera in mano, però ci speravo così come ci speravano tanti altri che vantano un buon bagaglio di risultati. La Kostner è promettente, ha disputato un paio di ottime stagioni, ma ha tante Olimpiadi davanti a lei... Sono contento per lei, però questa sarà la mia ultima Olimpiade». Sottinteso: certi treni non passano più. Chi di dovere non ci poteva pensare?
Si correrà in Italia, un vantaggio e uno svantaggio in egual misura: «Parlo per il mio sport e dico che quando esci dal cancelletto il pubblico non lo senti. Correre in patria ti dà una carica speciale perché è una cosa che rischia facilmente di aumentare le tensioni. È una questione di testa, devi lasciare fuori le attese del pubblico, non devi pensare che tutti ti chiedono l’impresa. Non è facile perché te lo ricordano tutti quelli che incroci. Sento dire che l’Italia può conquistare tra le 10 e le 12 medaglie, mi auguro anche di più». A iniziare dalla sua e da quella di Rocca: «Lui si sente in dovere di vincere. Ha lavorato molto sotto l'aspetto psicologico: sa che può farcela e ce la farà».
L’ampezzano è tornato da Chamonix in Francia (dove sabato non si è potuto correre per nebbia) a casa a Cortina e oggi partirà per il Sestriere: «Giovedì, venerdì e sabato si disputeranno le prove cronometrate prima della gara di domenica. La pista? Ha di tutto un po’, mancano solo dei veri tratti di scorrimento (quelli che preferisce, ndr). Ci sono curve e semicurve, non è così lunga come le altre in coppa, ma ha tutto. Viste le caratteristiche va affrontata con serenità. È una bellissima pista per le Olimpiadi». Poi si concede un paradosso: «I tracciati facili sono i più difficili per fare risultato. In piste difficili sbagliano tutti, in quelle facili chi sbaglia paga di più».
Una cosa che non gli piace sono le contestazioni alla fiaccola: «È triste vedere queste cose qui in Italia. C'è un programma da rispettare e la fiamma olimpica ha un alto valoce etico e morale, non capisco i contestatori».
Come non gradisce il ricorso di taluni al doping: «L’ho sempre combattuto. È brutto pensare che uno debba bombarsi per ottenere un risultato. Lo sport è diventato business, non mi piace l'idea che un atleta sia costretto da qualcuno a usare qualcosa di illecito».
Sono invece leciti i suoi sogni, messi anche nero su bianco nel libro Primi e centesimi, titolo che gioca sui doppi significati di queste due parole: «Avevo intenzione di scrivere un primo libro da pubblicare in vista delle Olimpiadi, per scriverne poi un secondo magari con qualcosa di più concreto... In ogni modo, farlo è stata una bella esperienza che mi piacerebbe ripetere». Domenica invece, quinta sua partecipazione olimpica, sarà una prova senza più appelli.