Ghedini: "Tombe fenicie? Solo ossa e cocci"

L'avvocato del premier replica all'<em>Espresso</em> su ritrovamenti archeologici a Villa Certosa. &quot;Furono trovati frammenti ossei e furono chiamati carabinieri e soprintendenza&quot;. Il verbale: ossa umane e resti di ceramica di età romana tardo imperiale. Reperti furono presi in custodia dalle autorità

Roma - Niccolò Ghedini ribadisce, con una lunga nota, che non esistono tombe fenicie a Villa Certosa, e fa invece riferimento al ritrovamento nel 2005 di alcuni resti di ossa antiche insieme a pezzi di ceramica. Tutto il resto- spiega il parlamentare del Pdl e avvocato del premier Berlusconi riferendosi ai servizi del gruppo Repubblica-l'Espresso - è solo un tentativo di diffamazione del presidente del Consiglio che "comunque continua miseramente a fallire".

"Le trenta tombe fenicie non ci sono e il Presidente Berlusconi non poteva in alcun modo citarle - spiega Niccolò Ghedini nella nota - il gruppo Repubblica - l'Espresso non vuole accettare l'evidenza e per difendere le proprie registrazioni, comunque illecite e della cui origine continua a tacere, non consentendo cosi alcuna verifica, ricorda, parzialmente, un articolo apparso sull'Unione Sarda nel 2005 in cui si narrava del ritrovamento nell'area di Villa Certosa di alcuni reperti archeologici".

Sopralluogo "Tale notizia - spiega ancora - quella sì, è assolutamente vera, ma non c'entra nulla con trenta tombe fenicie. Nel febbraio del 2005 alcuni operai, durante lavori di pulizia del sottobosco di un terreno appena acquisito dalla proprietà di Villa Certosa, trovarono alcuni frammenti di ossa umane. La proprietà mi avvisò telefonicamente e immediatamente richiesi l'intervento della locale stazione dei carabinieri temendo trattarsi di ossa umane che avrebbero potuto anche essere collegate a un evento criminoso". "I carabinieri - ricorda l'avvocato del premier - si recarono subito sul posto e accertarono trattarsi di ossa antiche frammiste a pezzi di ceramica. Fu immediatamente avvisata la soprintendenza per i beni archeologici di Sassari che effettuò un sopralluogo.

Il verbale Dal verbale, che allora fu sottoposto a segreto essendo l'intera area secretata, a firma della dottoressa Angela Antona, si legge testualmente: 'Il rinvenimento consiste in alcuni frammenti di ossa umane (una mandibola, alcune vertebre, un frammento di omero) insieme a una decina circa di frammenti ceramici pertinenti ad un'anfora. L'insieme fa constatare l'originaria presenza di una sepoltura che le qualità della ceramica fanno riferire ad età romana medio-imperialé. Nel verbale si precisava altresì che il rinvenimento era avvenuto in un anfratto naturale. Ovviamente tutti i reperti sono stati presi in custodia dai carabinieri e dalla soprintendenza". "Dall'esame dell'intera area - si legge ancora nella nota di Ghedini - si verificò non esservi null'altro. Successivamente, tutta la proprietà nel corso degli anni seguenti, come già detto, è stata sottoposta ad ampia e minuziosa verifica da parte dell'autorità giudiziaria. Trattatasi quindi non già di una tomba bensì di un occasionale rinvenimento come se ne verificano di continuo nel nostro Paese ed è stato in tempo reale e in perfetto ossequio della legge segnalato alla autorità competente".

"Continua il tenttivo di diffamare" "Il tentativo - conclude - di dar corpo a una storia insostenibile che purtroppo, con grave danno dell'immagine dell'Italia, è stata ripresa da moltissimi giornali stranieri, per tentare di diffamare il presidente Berlusconi e di creare difficoltà alla sua attività di governo, continua miseramente a fallire".