Gheorghiu: «La Scala? Ho girato il mondo ma debutto solo ora»

La grande interprete: «Mi sento un po’ l’ambasciatrice del mio Paese»

Piera Anna Franini

da Milano

Sa armonizzare squisitezze artistiche e pragmatismo, curiosità intellettuale e logica di mercato. Le hanno appioppato il titolo di diva, e lei se lo tiene ben stretto sfruttandone l’indotto. È solare, vulcanica, battagliera, una leonessa del palcoscenico che non ci pensa due volte a voltare le spalle al direttore o al regista scomodo. Eppure, per la legge del contrappasso, calza come un guanto i ruoli delle donne vinte di Giacomo Puccini e di Giuseppe Verdi. Perché nell’immaginario comune il soprano Angela Gheorghiu è Tosca, Mimì e Traviata.
Glamour, voce, vicende storiche – è cresciuta nella Romania del dittatore Ceausescu - e personali - fa coppia con il tenore Roberto Alagna - ne fanno un personaggio, tra i pochi che lo stanco mondo operistico possa ancora mettere in vetrina.
La Gheorghiu ha cantato ovunque, l’agenda raccoglie appuntamenti di rango fino al 2011: un soprano da prenotare per tempo, dunque. Eppure alla Scala la Gheorghiu non è mai stata. Vi metterà piede per la prima volta domani, lunedì (ore 20), per un recital di canto con Jeff Cohen al pianoforte e il marito, anche lui esule scaligero, in platea. Il programma abbraccia arie italiane, francesi e romene.
Lei glissa sui dissapori del passato e quindi su porte chiuse in faccia. Si limita alle questioni architettoniche, «ora la Scala è stata ammodernata», guarda avanti («Ho deciso di girare pagina»), spiega come è rinato l’amore con la Scala e concede qualche anticipazione assicurando che è pronta «per una nuova avventura».
A quando risale questo primo invito scaligero?
«Credo che Lissner mi abbia contattato a un giorno dalla sua nomina a sovrintendente».
Un recital, anziché un’opera, tanto per saggiare un palcoscenico sempre visto da lontano?
«Sono già impegnata per i prossimi sei anni, inserire una serata è stato semplice, una intera produzione risultava troppo difficile. Mi è stato chiesto di fare tante cose. Vedrò di trovare uno spazio anche entro il 2011 anche se dovrò cancellare recite altrove».
Ritornerà anche con Roberto Alagna?
«Ci sono piani di questo tipo, Roberto dovrebbe ritornare anche da solo, forse in Aida, ma si sta ancora trattando».
A proposito di agende fitte. Quante produzioni fa all’anno?
«Non amo fare questi conti. In ogni caso non canto molto, sembra che sia iperattiva poiché circolano cd, dvd, film, servizi giornalistici... Ma amo prendermi cura delle mie cose, studiare e riposare».
Il recital chiude con arie romene. Ce ne può parlare?
«Ogni mio concerto include musiche romene. Mi spiace che qui non si conoscano i nostri artisti, salvo quelli che lasciarono la Romania, ma vi assicuro che ve ne sono di bravissimi. Io mi sento un po’ un’ambasciatrice».
È uscita per la prima volta dalla Romania dopo l’era Ceausescu. Ora in che rapporti è con il suo Paese?
«Anzitutto vorrei chiarire che non ho mai lasciato il mio Paese, un cantante abita ovunque».
Lei però ha optato per la Svizzera...
«In ogni caso torno in Romania per concerti, vi sono stata anche con Domingo, l’ultima cosa che ho fatto è stato un concerto con il cantante pop Stefan Banica».
Quindi non solo opera...
«Uscire dal solito repertorio mi diverte, dopotutto assaporare altri piatti non fa male, credo».
Aperta alle novità, quindi...
«Aspetto di cantare opere moderne, di cantare in jeans, il che non vuol dire fare Traviata in jeans. L’opera ha bisogno di rinnovarsi, anche noi cantanti abbiamo avvertito questa necessità».
Vi sono progetti in vista su questo fronte?
«Vladimir Cosma ha appena scritto un’opera per me, Marius et Fanny, in scena l’anno prossimo in Francia. Anche l’inglese John Corigliano sta lavorando a un’opera che mi vede coinvolta. Adoro l’idea di poter ispirare un musicista, di essere io la sua musa. Questo non vuol dire che mi presti a fare da cavia: voglio comunque musica cantabile».