Il ghiacciaio della Coppa del mondo

A Sölden si svolge nell’ottobre di ogni anno la gara che apre la stagione. E migliaia di tifosi affollano il paese

Maria Rosaria Quario

Il 22 e 23 ottobre prossimi loro non saranno davanti alla televisione a godersi lo spettacolo, l’inizio di una nuova sfida fra Bode Miller, Hermann Maier e Benny Raich. Eppure ieri erano lì, sospesi proprio sopra quella pista ora un po’ annerita dal caldo, ma che a ottobre sarà pronta, per il sesto anno consecutivo, a dare il via alla stagione agonistica del grande sci.
Chissà se in quel momento i ragazzini tedeschi guardavano giù, verso le piste, oppure se il rumore dell’elicottero ha fatto volgere le loro teste verso il cielo, come sempre si fa in montagna quando il frastuono ci passa sopra facendoci immaginare gente in pericolo bisognosa di soccorsi, lavori in corso, in ogni caso situazioni di emergenza che, ad alta quota, solo quelle macchine volanti possono risolvere.
Poi lo schianto, il terrore, il dolore, il nulla, una bella giornata di sport e divertimento che si trasforma in tragedia, per quelli che non ci sono più, ma anche per quelli che hanno assistito al dramma, per loro d’ora in avanti salire su una cabina appesa nel vuoto sarà un incubo.
Sölden a ottobre avrebbe festeggiato il decennale di una gara diventata ormai una classica della Coppa del mondo, la prima volta fu nel 1993, quando la Federazione internazionale decise che le località dotate di ghiacciaio, e quindi frequentate dalle squadre in allenamento durante l’estate, avrebbero dovuto essere premiate con la gara di apertura di coppa del mondo, una sorta di aperitivo alla stagione, oltre un mese prima del via invernale, a fine novembre. All’inizio Sölden si alternò con la stazione francese di Tignes, ma dal 2000 rimase sola in lizza per quello che è ormai diventato un appuntamento da non perdere per gli appassionati austriaci, che a fine ottobre affollano il ghiacciaio, dove è stata creata una sorta di stadio con tribune capaci di ospitare migliaia di tifosi. Si sa, in Austria lo sci è sport nazionale e campioni come Maier, Raich o Bode Miller, l’americano capace di batterli, hanno lo stesso fascino dei Totti, Maldini o Del Piero qui da noi.
Sölden per lo sci è simbolo di efficienza, di perfetta organizzazione, con i bus navetta che nei giorni di gara fanno la spola fra il paese a quota 1.380 metri e il ghiacciaio 2.300 metri più su, una processione che alla domenica, dopo il gigante maschile, diventa una coda infinita, tutti in fila festanti se ha vinto un austriaco ma in ogni caso contenti dopo una bella giornata di sport e di spettacolo.
Lo sci, estivo ma anche invernale, è per Sölden una vera manna, negli anni gli hotel si sono moltiplicati, hotel di lusso ma anche pensioni e «garni» all’austriaca, camera, colazione e tanta cortesia. E il Grande Sci, la coppa del mondo, ha fatto crescere la stazione tirolese anno dopo anno, novità dopo novità, il centro termale inaugurato proprio un anno fa era solo l’ultimo fiore all’occhiello di una valle che al turismo deve la sua ricchezza. Anche gli impianti si erano ammodernati. La seggiovia che fino al secolo scorso faceva gelare atleti e turisti, era stata sostituita dalla modernissima cabinovia che ieri è diventata una tomba.
Fra un mese e mezzo, ma anche prima, per gli allenamenti, Maier, Raich e compagni torneranno lassù ed è certo che i loro pensieri, e forse anche la dedica per la vittoria, andrà a chi su quelle piste era andato sognando di diventare forte e famoso come loro.