Ghirardelli, il rapallese che insegnò agli Usa a mangiare cioccolato

La storia del marchio americano più famoso scritta da un pasticciere del Tigullio e dal suo pappagallo

Chissà quali pensieri frullavano per la mente di Domenico Ghirardelli guardando le coste della nativa Liguria allontanarsi all'orizzonte mentre sul vapore che lo portava in America (o «nelle Americhe», come si usava dire allora) partiva in cerca di fortuna.
Aveva 20 anni, era un giovanotto intraprendente e un mestiere in tasca ce l'aveva. Era anzi figlio d'arte perché come suo padre era un provetto pasticcere. Nato a Rapallo nel 1818 aveva passato anni a bottega a Genova per imparare i segreti di torte e pasticcini, biscotti e creme. Ormai esperto nel suo lavoro nell'arte era pronto a spiccare il volo. Viaggiava con lui la giovane moglie e nessuno dei due sapeva se avrebbero mai rivisto la costa rocciosa che si allontanava ai loro occhi.
La loro prima tappa fu l'Uruguay, dove rimasero solo un anno. Poi, con un viaggio avventuroso che doppiava Capo Horn, si trasferirono in Perù, dove Domenico aprì una pasticceria. Vi lavorò sette anni con un certo successo ma senza arricchirsi. Non sorprende perciò che quando cominciarono a diffondersi le notizie dell'oro trovato in California, Domingo (come ormai veniva chiamato) decidesse di lasciare la moglie in Perù e di tentare ancora una volta la fortuna.
Negli anni 1848 e 1849 la corsa all'oro aveva attratto in California orde di uomini accorsi dai quattro angoli del mondo per setacciare le sabbie aurifere o per scavare nei fianchi delle montagne. Pochi si arricchivano, molti si rovinavano giocando nei saloon tutto quello che possedevano, altri, più saggiamente si improvvisavano mercanti e rifornivano il circo di cercatori, biscazzieri, bellone e avventurieri di tutto quello che necessitavano. Anche Domingo divenne mercante. Il suo primo negozio fu in realtà una tenda, poi si attrezzò meglio e cominciò a percorrere il fiume San Joaquim su battelli carichi di merci.
Dopo un iniziale successo però, gli affari si misero male e Domingo tornò al suo vecchio lavoro, aprendo con un socio una pasticceria. Poco più tardi, finalmente riunito alla moglie che lo aveva raggiunto dal Perù, inaugurò il negozio che chiamò «Mrs Ghirardelli & Company». Altri negozi seguirono finché la ditta acquistò un grande lotto di terreno sul mare con vista sull'intera baia di San Francisco. Qui fu costruita la fabbrica di cioccolata che grazie alla tenacia di Domingo e alla scoperta di uno speciale procedimento per la lavorazione del cacao in polvere doveva diventare la più famosa d'America ed esportare i suoi prodotti persino nella terra natale del «cibo degli dei»: il Messico.
La «Ghirardelli chocolate» era ormai una leggenda ma gli americani si ostinavano ancora a chiamarla «Girardelli chocolate» così Domingo, che aveva già dovuto rinunziare al suo nome di battesimo ormai spagnolizzato, corse ai ripari: «assoldò» un pappagallo che fu ammaestrato a ripetere monotonamente «Ghi-rar-delli» all'esterno della fabbrica e poi creò un'insegna che ribadiva la pronunzia anche per i più testoni.
Nel 1892 Domingo lasciò l'impresa ai suoi figli. Sperava in un meritato riposo e voleva rivisitare, da uomo di grande successo, il paese che aveva lasciato oltre mezzo secolo prima da povero emigrante. Era destino che da quel paese non facesse ritorno e morì infatti nel 1894 proprio durante una visita a Rapallo. Mentre nella sua patria natale il suo nome venne presto dimenticato, in America il successo della sua impresa gli sopravvisse. «Tipica di San Francisco quanto il Golden Gate Bridge», la cioccolata Ghirardelli si aggiudicò premi ed ambiti riconoscimenti finché negli anni '60 la fabbrica venne acquistata da una multinazionale e trasferita a San Leandro da dove continua a diffondere la sua produzione anche sui mercati stranieri.
Il luogo dove sorgeva a San Francisco era però ormai entrato nella storia della città e due magnati acquistarono l'intero complesso sulla baia e con una ambiziosa opera di rifacimento lo trasformarono in una zona di caffè, ristorantini e boutique attorno all'antico laboratorio dove, con una macchina oggi quasi preistorica, Domingo creava la cioccolata più famosa d'America. Sulla piazza campeggia oggi la gigantesca scritta «Ghirardelli Square» che, incredibile a dirsi, qualcuno ancora pronunzia «Girardelli». Purtroppo il pappagallo, per quanto longevo, non è più lì a insegnare ai passanti il nome del rapallese più dolce del mondo.