Il ghisa che provò a difendersi condannato a 2 anni e sospeso

Una storia simile, con un finale diverso. Eppure, amaro. Perché Paolo Rusconi è un vigile come Niccolò Savarino, ma a differenza dell’agente investito e ucciso da un suv giovedì sera, ha reagito. Ha sparato contro l’auto - guidata da un rom - che dopo un controllo stava fuggendo, ferendo l’uomo che stava al volante. Paolo Rusconi è vivo, ma ha pagato un altro tipo di conto. Quello con la giustizia, che lo ha condannato a due anni di reclusione per tentato omicidio. Non bastasse, ha pure dovuto risarcire la «vittima» con 5mila euro, pagata in parte grazie anche a una colletta fatta dai suoi colleghi.
L’episodio risale al 2004. Rusconi è a Cascina Gobba, dove un uomo - un romeno che precedenti penali - sta rubando un’auto. Il vigile interviene e gli intima l’alt. La macchina non si ferma, e in retromarcia lo colpisce (i segni sul polpaccio proveranno il contatto). Il ghisa - che racconta di aver visto un’arma in mano al ladro - esplode un primo colpo, ma il rom non si ferma. Rusconi, allora, spara una seconda volta. Il proiettile ferisce al braccio il ladro, che in un primo momento riesce a scappare, ma verrà poi arrestato. Una brutta storia finita bene? Macché.
Perché dopo l’arresto, iniziano i processi. Il romeno viene condannato a un anno per il furto della vettura. Rusconi, invece, a due anni (con pena sospesa). Una sentenza che arriva nel 2006, e va ben al di là anche delle richieste di pena avanzate della pubblica accusa, che si erano fermate a tre mesi di reclusione per lesioni aggravate. Il tribunale - sia in primo sia in secondo grado - è molto più severo. Due anni per tentato omicidio, e un risarcimento provvisionale da 5mila euro in favore del ladro ferito. Perché quel «colpo di pistola - scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza - avviene fuori da qualsivoglia condizione di pericolo che potesse legittimarlo».
Ma non c’è limite alla beffa. Perché proprio in conseguenza di quella sentenza, per Rusconi - addirittura descritto dai giudici come un agente «gravemente privo di professionalità» - arriva anche l’allontanamento dal lavoro, comunicato con una raccomandata del Settore Risorse umane del Comune. Oggetto: «Sospensione cautelare dal servizio con privazione della retribuzione». Insomma, stipendio congelato e sostituito da un’indennità pari al 50% della retribuzione base al netto. Tradotto, 500 euro al mese. Il premio finale dopo undici anni di servizio, e - tanto per non farsi mancare nulla - anche una medaglia al merito ricevuta nel 2001 per aver sventato (mentre era fuori servizio) un furto in un appartamento.