Ghisa parcheggiano in sosta vietata Il collega li «copre» e finisce nei guai

Ci aveva provato a «coprire» i propri colleghi. Vigile lui e vigile loro. Aveva chiuso più di un occhio, per quasi due anni. Fino a «insabbiare» la denuncia presentata da un residente di via Pietro Custodi - a pochi passi dal comando della Polizia locale -, stufo di trovare lungo i marciapiedi le auto private dei ghisa, e a trasmetterla in Procura solo venti mesi più tardi, quando aveva saputo che un’altra querela era arrivata in un diverso comando dei vigili. E anche in quel caso, aveva ammorbidito il rapporto, omettendo molti particolari e falsificando alcuni dati. Tanta solerzia non è sfuggita ai magistrati. Indagato con l’accusa di omissione d’atti d’ufficio e falso ideologico, l’uomo - 50 anni - sarà processato. Ieri, il gup preliminare Alessandra Cerreti ne ha disposto il rinvio a giudizio.
Tutto ha inizio il 12 marzo 2002. Il residente di via Custodi si presenta dall’ispettore della polizia giudiziaria, denunciando irregolarità nella sosta sotto la sua abitazione. Segnalazione raccolta, e fatta immediatamente cadere. Perché il vigile non si affanna a intervenire, né trasmette alcuna comunicazione alla Procura. Così i mesi passano, le auto restano, e di multe non se ne vedono.
Il 21 novembre 2003, è tutto come prima. Esasperato, il cittadino presenta una nuova denuncia, agli uffici di un diverso nucleo della Polizia locale. E tanto basta a sbloccare la situazione. Perché la voce circola, e arriva anche al comando di via Custodi. Così, il giorno successivo, l’ispettore decide di trasmettere il fascicolo alla Procura. Ma lo fa alla sua maniera. Secondo quanto ricostruito dal pm Grazia Pradella nella richiesta di rinvio a giudizio, infatti, la comunicazione era piena di «false attestazioni». Tra le irregolarità contestate, anche la sparizione di una multa a un vigile con la falsa giustificazione che «il verbale era illeggibile» o perché comunque «solo alcuni degli intestatari erano della Polizia municipale».