Ghisa ucciso, blitz nel campo rom ma gli assassini erano appena fuggiti

MilanoVenerdì sera intorno alle 22.30 i vigili urbani sono pronti a intervenire poco lontano da un noto campo nomadi alla periferia di Milano, uno stanziamento di villette di rom stanziali. Il telefonino di uno dei due pregiudicati slavi di 25 e 28 anni ricercati per l’investimento mortale di Nicolò Savarino - il vigile di quartiere 42enne ucciso giovedì pomeriggio alla Bovisa da una Bmw X5 - segnala infatti la presenza di uno di loro in quella zona. Pensando che, per qualche ragione, il balordo fosse tornato indietro (i due, in mattinata, erano stati segnalati in Liguria per ben due volte e si pensava stessero cercando di oltrepassare il confine francese, ndr) gli investigatori si preparano a catturarlo. Ma il segnale scompare, all’improvviso, così com’è apparso. E il blitz va in fumo.
Da ieri mattina i titolari delle indagini sull’omicidio del povero Savarino, seppure affiancati da alcuni vigili, sono a tutti gli effetti i poliziotti della squadra mobile. La polizia di stato aveva già collaborato con i colleghi della Locale per identificare i due balordi e accertare che, immediatamente dopo l’omicidio e abbandonata l’ormai fantomatica Bmw X5 color bronzo in via Lancetti (dov’è stata ritrovata dai ghisa), la coppia di criminali aveva chiamato con il cellulare un terzo complice affinché li andasse a prendere per aiutarli a lasciare la città.
Ormai gli investigatori sanno tutto di loro. E sono convinti che la fuga bestiale dei due ricercati - che non hanno esitato di ammazzare un uomo, un vigile pur di scappare - sia da attribuire al possesso di moneta falsa che gli slavi trasportavano in quel momento in macchina. I due, infatti, risultano essere «specializzati» nei colpi con le valigette di denaro falso. Sono dei truffatori che, promettendo un cambio favorevole in euro, ne approfittano per estorcere a ingenui cospicue somme di valuta straniera, in particolare franchi svizzeri.
La maggior parte di questi slavi hanno permessi di soggiorno da altri stati (uno dei due ricercati, il 25enne, è nato in Germania, ndr) e risiedono a Milano fingendo di avere altri redditi che, nel caso specifico, è una società di pubbliche relazioni milanese rivelatasi, poi, solo un paravento. Anche la Bmw X5, proprio com’è prassi per questo genere di balordi, è intestando a una prestanome italiana di 40 anni. Come da copione, insomma.