«Già aumentati i lavavetri, hanno capito che aria tira»

Secondo i leghisti c’è già un segnale. «Non si sono mai visti tanti lavavetri ai semafori negli ultimi dieci anni». Il vento è cambiato, come citava lo slogan di Pisapia? «Il fatto che il Comune dia così tanto spazio ai rom non è positivo - ha denunciato ieri il segretario provinciale del Carroccio Igor Iezzi - non vorremmo che poi in Paesi come la Romania passasse il messaggio che Milano è una città aperta ai rom, se si lanciano certi messaggi poi c’è anche questo rischio». Il messaggio di ieri è la Consulta dei rom presentata nella sala stampa di Palazzo Marino. La giunta in imbarazzo ha preso le distanze dalla concessione dello spazio, scaricando sul presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo che al contrario si è detto orgoglioso di aver aperto le porte del Comune anche a cittadini di entia rom e sinti. Ma Iezzi definisce (sia la Consulta sia l’invito) una «cosa pessima» e «una vergogna» soprattutto il fatto che siano rappresentati anche i campi irregolari.
I campi rom, insistono sia il segretario provinciale sia il capogruppo lumbard Matteo Salvini «non devono esistere, a Milano nel 2011 si vive nelle case, non nelle baracche». Per il Carroccio infatti la politica da tenere sul tema è una: «La soluzione è proseguire nella politica degli sgomberi che ha ridotto le presenze rom da 8mila a duemila. Costa - concludono - ma è un costo che i cittadini, sono sicuro, sono pronti a sostenere». Al contrario la Consulta, anche nella lettera scritta in italiano e romeno e inviata al sindaco Giuliano Pisapia, fa l’elenco delle richieste dei nomadi regolari e irregolari: stop agli sgomberi «senza soluzioni e senza assistenza», la «ridiscussione del piano Maroni e dell'uso dei fondi stanziati dall'Unione Europea» e «la valorizzazione delle risorse umane rom e sinti».