Già delusi da Prodi due elettori di sinistra su 10

Il 6,2% cambierebbe schieramento. La critica: promesse non mantenute

Francesco Cramer

da Milano

La luna di miele del governo Prodi non è neppure iniziata. E se, per ipotesi, domani si tornasse a votare, il Professore probabilmente sarebbe il leader dell’opposizione e il Cavaliere presidente del Consiglio. Lo dice un sondaggio effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli con cui s’è tastato il polso dei soli elettori di centrosinistra. I numeri con i quali si boccia il governo in carica non sono ragguardevoli ma dovrebbero preoccupare l’attuale maggioranza. In potenza, la situazione politica sarebbe ribaltata. Occorre infatti ricordare che l’Unione ha vinto le scorse elezioni per un’inezia. Alla Camera dei deputati il vantaggio è stato di appena 25.224 voti, pari a un 49,8 per cento contro il 49,7 per cento della Casa delle libertà. Una vittoria sul filo del rasoio, una manciata di voti che oggi non ci sarebbe più. Il 17,4 per cento degli elettori di sinistra ha dichiarato di essere deluso di come sta procedendo il governo Prodi. «Un’anomalia - sostiene Arnaldo Ferrari Nasi, direttore scientifico dell’agenzia che ha effettuato il sondaggio - per un governo nato da meno di cento giorni». Quasi due elettori su dieci arricciano il naso e alla domanda più specifica «se domani ci fossero nuove elezioni riconfermerebbe la sua fiducia a Romano Prodi come presidente del Consiglio», gli indecisi raggiungono la percentuale del 16,4. La traduzione in numeri è tuttaltro che scientifica ma se lo scorso 11 aprile, alla Camera, l’Unione è stata scelta da 19.061.108 italiani, oggi circa 3 milioni di questi avrebbe qualche dubbio a rivotarla. La successiva domanda rivolta agli intervistati riguardava i partiti scelti in un’eventuale nuova tornata elettorale. E anche qui, il popolo di sinistra s’è espresso con qualche sorpresa. Prontoa cambiare schieramento sarebbe il 6,2 per cento. Questi i partiti di centrodestra per cui gli intervistati sarebbero pronti a «tradire» l’Unione: lo 0,4% per Alleanza nazionale, stessa percentuale per la Lega nord, lo 0,2 per l’Udc, il 2,9 per un generico «centrodestra» e ben il 2,3% per Forza Italia. Di fatto, l’emorragia in atto nell’Unione farebbe perdere senza dubbio alcuno il Professore, qualora si tornasse subito alle urne.
Che cosa sta pagando il premier, in termini di consenso? Alla domanda «Il nuovo governo non sta mantenendo le promesse elettorali?» il 6,6 per cento s’è detto «molto d’accordo», il 12,8 per cento «abbastanza d’accordo». Sommando i dati si ha un totale di 19,4: quasi due elettori su dieci ritengono quindi che Prodi non stia mantenendo gli impegni presi con gli italiani. Ma la critica più severa per il nuovo esecutivo riguarda, per i propri elettori, la scarsa coerenza dei ministri che compongono il governo. Politica estera, fisco, etica, droga, politica di difesa, riforme, grandi opere: l’Unione s’è spaccata su quasi tutto e le dichiarazioni dei titolari di ogni dicastero provocano quotidianamente precisazioni, distinguo, sconfessioni da parte dei colleghi. «A volte i ministri dicono cose opposte sullo stesso argomento», la domanda dei sondaggisti. È «molto d’accordo» il 19,1 per cento, «abbastanza d’accordo» il 25,6 per cento. Per un totale del 44,7 per cento. Una maggioranza variegata, divisa e litigiosa: ecco l’autocritica degli «unionisti». Ma non è finita qui: esattamente la metà dell’elettorato di centrosinistra proprio non ha digerito l’«agenda» del governo. Agli intervistati è stato chiesto se «c’erano altre priorità a cui pensare, invece che dare la grazia agli ex terroristi». Domanda che fa riferimento alla controfirma da parte del ministro della Giustizia Clemente Mastella al decreto di clemenza del capo dello Stato per Ovidio Bompressi, ex esponente di Lotta continua; e alla promessa che lo stesso provvedimento riguarderà presto pure Adriano Sofri, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi. La risposta degli elettori è netta: «molto d’accordo» è il 31,5 per cento, «abbastanza d’accordo» il 18,6 per cento. Totale: 50,1. Un altro dato che dovrebbe far pensare il nuovo premier.