Già fioccano le interrogazioni E Matteoli dovrà autorispondersi

Sul neo-governo centinaia di mozioni sulle vicende più svariate. Il ministro delle Infrastrutture ritrova il suo fascicolo sulle case popolari di Livorno

da Roma

Solo da ieri il governo è al gran completo, ma non aveva ancora giurato che era già sommerso da uno tsunami di mozioni, interpellanze e interrogazioni. Soffocante, da paralizzare i neo ministri e gli ancor più freschi sottosegretari se dovessero dedicarsi ad imbastire una risposta credibile agli interrogativi imperiosi che giungono da Camera e Senato. In sole due sedute, già 139 documenti di «sindacato ispettivo». Con quella di oggi, cresceranno di un terzo, e prima che Silvio Berlusconi abbia ottenuto la fiducia, le interrogazioni sfioreranno quota 500. La febbre compulsiva del pungolo al governo fa sentir vivi gli onorevoli e attenti alle esigenze del proprio collegio. Sino al paradosso di un senatore che alla prima seduta, quando la lista dei ministri era ancora ballerina e tutt’altro che sicura, ha presentato un’interrogazione che si ritrova adesso sul suo tavolo ministeriale.
Il ministro che dovrà rispondere a se stesso - in forma scritta, come richiesto - è Altero Matteoli. Che sarebbe entrato nel governo era dato per quasi certo da sempre, ma forse lui non era del tutto tranquillo, o forse il problema che assillava la sua Livorno era particolarmente urgente. Tant’è che nella seduta inaugurale, quella del 29 aprile, Matteoli ha presentato - con la firma aggiuntiva di Achille Totaro - un’interrogazione «con richiesta di risposta scritta» sullo stato dei lavori e l’assegnazione di case popolari nei quartieri livornesi Corea e Shangai. Al ministro competente ovviamente, quello delle Infrastrutture. Tempo pochi giorni, le Infrastrutture sono state affidate proprio a lui. Ed ora dovrà darsi «chiarimenti in merito ai ritardi nell’ultimazione dei lavori».
Credete sia l’unica stranezza in questa raffica interrogativa sul governo, che parte da destra e da sinistra? Alla Camera, l’intero gruppetto radicale - Maurizio Turco, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Zamparutti - interroga congiuntamente i ministri dell’Istruzione, della Salute e dell’Economia perché «in Vallo della Lucania 36 bambini di età compresa fra i tre ed i cinque anni denunciano pesanti molestie sessuali ad opera di una novizia all’interno della scuola materna Paolo VI gestita dalle suore dell’Ordine delle Ancelle di Santa Teresa del Bambino Gesù». Ma non ci sono carabinieri, uno straccio di magistrato, a Vallo della Lucania? Sempre a Montecitorio, Manlio Contento chiede al ministro delle Politiche agricole come intende «accelerare l’iter» per consentire alla regione Friuli Venezia Giulia «l’esportazione di materiale vivaistico (barbatelle innestate) verso la Repubblica cinese». Siamo certi che sul tavolo di Luca Zaia non ribollano problemi più seri, che so, il rincaro del grano o le quote latte?
E dev’esserci anche un pizzico di perfidia, perché non si può dire che il senatore Filippo Berselli, il 9 maggio non sapesse ancora chi avesse vinto le elezioni. Però è lui che ricorda al ministro dell’Interno come una legge del 1938, «mai peraltro abrogata e quindi in vigore», stabilisce come «giorno di solennità civile» a tutti gli effetti il 25 aprile, «anniversario della nascita di Guglielmo Marconi». Nessuno lo ricordava più, ovviamente, la Liberazione ha okkupato totalmente il 25 aprile. Ma Berselli vuol sapere quali iniziative saranno prese, per ridare il 25 aprile dell’anno prossimo al «135° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi».