Giù le mani da Casini: da Pdl a Idv ora tutti si scoprono garantisti

Solidarietà bipartisan per il leader e il partito pure dai professionisti del giustizialismo. Il falco del Fli Granata: "Pier Ferdinando è antropologicamente estraneo alle tangenti"

Roma - Nessuna caccia alle streghe, nessun gioco al massacro, nessuna sentenza mediatica. Si alza il muro del garantismo attorno a Pier Ferdinando Casini, tirato in ballo dall’inchiesta della Procura di Roma sulle tangenti Enav.

Una reazione compatta, quasi univoca, non confinata soltanto all’Udc ma allargata all’Api, a Futuro e Libertà - partito che in passato non ha certo brillato per l’applicazione di questo principio - e soprattutto al Pdl che sceglie di schierarsi convintamente dalla parte del leader centrista, evitando ogni giudizio su fatti al vaglio degli inquirenti e non ancora chiariti. Parla anche lo stesso Casini, che respinge fermamente le accuse. «Non ho mai visto né conosciuto l’imprenditore Di Lernia. Nella vita bisogna avere serenità. Io sono stato così fortunato che se c’è da soffrire ingiustamente mi migliorerò. Per quanto mi riguarda è lunare tutto questo». Quanto al ruolo del tesoriere, Giuseppe Naro, Casini risponde: «Mi fido di quel che dice lui. Comunque ho piena fiducia nella magistratura, non credo ai complotti». Nel Pdl è lo stesso Angelino Alfano a prendere la parola. «Non mi è piaciuto vedere Casini sbattuto in prima pagina, come se l’accusa fosse già verità» scrive.

«I nostri principi di garantismo valgono a cominciare da chi non è con noi». Sullo stesso binario si attesta Fabrizio Cicchitto che si schiera contro «il gioco al massacro dei nomi consegnati al tritacarne mediatico per qualunque citazione in atti giudiziari. Un meccanismo distruttivo che ha contribuito a imbarbarire la vita politica. Solidarizziamo con amici come Matteoli e avversari come l’Udc sottoposta a un trattamento che riteniamo vada respinto. Mi auguro che non ci siano strumentalizzazioni politiche» conclude. Pienamente d’accordo con Cicchitto si dice Sandro Bondi che pure ricorda come «non sempre un uguale trattamento sia stato riservato al presidente del Consiglio e in taluni casi nei confronti della mia persona». E Franco Frattini si appella alle «regole della civiltà democratica, cioè le regole del garantismo. Buttare la gente in prima pagina come se fossero già colpevoli, francamente non lo capisco». Per l’Api è Francesco Rutelli ad esprimere «fiducia nella correttezza degli amici dell’Udc e completa amicizia verso Casini».

Il futurista Fabio Granata - protagonista qualche mese fa di un tour delle Procure italiane - mette la mano sul fuoco sul nome dell’ex presidente della Camera. «Conosco Casini e lo ritengo antropologicamente estraneo dalle pratiche delle tangenti. Mi chiedete se debba dimettersi? Assolutamente no». Si attesta su una linea prudente Antonio Di Pietro. «Non conosco le carte. Tuttavia in questo caso deve esserci l’inversione della prova: se quei soldi non sono a bilancio non lo sapeva, ma se sono a bilancio allora doveva sapere».

Di registro opposto e polemico la posizione di Francesco Pionati, segretario dell’Adc. «Dopo le continue richieste rivolte ad altri di fare passi indietro, dopo gli atteggiamenti da moralista ipocrita che hanno portato alla carcerazione dell’onorevole Papa, Casini dovrebbe avere il buon gusto di fare lui un passo indietro e lasciare la politica».