Giù le mani dal guerriero Materazzi

L a crociata mediatica, e no, che si è levata contro Marco Materazzi, per il fallo nei confronti di Ibrahimovic, è perlomeno stupefacente nel paese che ha conosciuto i falli di Roberto Rosato e Riccardo Ferri, Claudio Gentile e Romeo Benetti, Sandro Salvadore e Pasquale Bruno, Tarcisio Burgnich e Fabrizio Poletti, Riccardo Sogliano e Giorgio Ferrini e scusino tutti (i numerosi) non citati. Abbiamo reso icona, come ricordo positivo, quell’intervento di Tardelli che rischiò di spaccare una gamba a Gianni Rivera, all’inizio di un Juventus-Milan. Dimenticato tutto questo? E allora perché scandalizzarsi per un Materazzi i cui limiti tecnici tutti conoscono? Nella partita con la Juve il soggetto suddetto è stato accreditato dalle statistiche di tre falli (due nel primo tempo ed uno nella ripresa), l’Inter ha subito 30 falli contro i 22 della Juve. Come dire: la Juve picchia di più, magari in modo meno plateale. Ecco l’altra accusa per il Materazzi che, questo sappiamo tutti, in passato quasi mai è stato esempio di equilibrio. Materazzi picchia in modo plateale. Sottinteso: gli altri (anche nel passato) meno. Vero, ma sempre di falli si tratta. In ogni giornata di campionato se ne vedranno almeno dieci della stessa violenza di quello contro Ibrahimovic. Ma ci sono meno scandali e meno scandalizzati. Circa la pericolosità, il discorso si fa diverso. Tanto che Materazzi si è scusato con lo svedese. E Ibra ha capito, avendo un concetto più vero del gioco: picchia e subisce. Senza drammi.
Ma il bello di tutto questo è che gran parte degli scandalizzati si annida fra gli interisti. Proprio loro che non hanno capito qualcosa di fondamentale: Materazzi ha provato a vincere la partita, più di tanti compagni. Pur in maniera così rozza. Sapeva, come Tardelli, che i più forti vanno intimiditi e intimoriti. Con ogni mezzo ai confini del lecito.