"Giù le mani dalla moda e dal design"

Il sindaco dice no ad Anna Wintour, direttrice di Vogue: "Sfilate
ridotte a tre giorni? Non se ne parla". Ma Milano si tiene stretto anche
il settore dell’arredo. E affonda il progetto di una fiera a Venezia

Giù le mani da Milano. Ad alzare la voce è il sindaco che si scaglia contro i tentativi di scippo, da parte di altre città, di eccellenze e manifestazioni che hanno reso grande Milano nel mondo. In questo caso l’oggetto del contendere sono moda e design, in passato il Gran premio di Monza e l’ultima tappa del Giro d’Italia. A far montare su tutte le ire Letizia Moratti la pretesa di un’altra donna, la direttrice di Vogue America Anna Wintour di concentrare la settimana di sfilate che prenderanno il via il 24 febbraio, in soli tre giorni, costringendo stilisti e Camera della Moda a rifare il calendario. «Anche la moda, così come il design, è sinonimo di Milano. Vogliamo fare in modo che nessuno, neanche se si chiama Anna Wintour - ha detto la Moratti durante la presentazione dell’edizione 2010 del Salone del Mobile - possa permettersi di fare e disfare il nostro calendario». C’è una soluzione? «Sì, dobbiamo lavorare tutti uniti». Dopo lo schiaffo «americano» in Comune ci si è rimboccati le maniche: per la Settimana della Moda di settembre, infatti, verrà presentato un calendario di eventi molto particolari «per consentire anche ai giornalisti stranieri di essere interessati a rimanere per sette giorni». Ecco allora che la sua capacità di fare squadra del Salone del Mobile deve servire da esempio: «Abilità che in questa occasione non si è vista nel mondo della moda, mentre il Salone del Mobile c’è riuscito». La dimostrazione? Se nel primo caso New York ha avuto la meglio su Milano, nel secondo la nostra città ha battuto senza indugi Venezia. Tramontata l’ipotesi di istituire una Biennale del Design in laguna, dalla città dei Saloni fa sentire la propria voce. «Milano è il design e il design è Milano: penso che si debba costruire e valorizzare sempre meglio l’esistente e non costruire sull’acqua - le parole della Moratti -. Credo che le cose debbano avere un senso: l’area della grande Milano rappresenta il numero più alto delle aziende del design, il maggior numero di occupati, il fatturato più elevato e la maggior quota di export. Per tutti questi motivi Milano è e continuerà ad essere la capitale del design. Milano ha un primato e vuole riconoscere questo primato, ma è anche quanto mi ha assicurato il ministro Bondi». Una questione di gelosia, per l’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi: «Milano è una città generosa. Spiace che invece ci siano delle città in competizione che vogliano portare via dei pezzi di qualità».
Il discrimen per Davide Rampello, presidente della Triennale, è il mercato: «Mi chiedo se questa ipotetica Biennale sia con mercato o senza: se è con mercato è un’idiozia in quanto a Milano abbiamo l’appuntamento annuale più importante al mondo. Sarebbe la più grande idiozia al mondo anche se questa Biennale fosse senza mercato in quanto il design ha nel mercato tutti i valori, non solo economici e commerciali, ma anche culturali».
Le parole più dure arrivano dagli addetti ai lavori: «Ho dei dubbi - attacca Rosario Messina, presidente di Federlegno Arredo - che il design sull’acqua possa galleggiare bene. A Venezia non possono parlare di qualcosa di cui negli ultimi 50 anni non hanno mai partecipato». «Se vogliono dei consigli su come fare meglio le loro biennali, ci chiamino pure - la battuta caustica di Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit, la società che organizza i Saloni - in laguna non sanno nemmeno cosa sia l’innovazione».