Giù la maschera, servono gli attributi

Avviso ai naviganti: l’Europa che conta si allontana. La sconfitta con la Juve e le vittorie di Genoa e Fiorentina, spingono la Magica a quota 46 e le assegnano un rischiosissimo sesto posto. C’è poco da stare allegri, cari miei: ora la coda del torneo si preannuncia scoppiettante e chi non ha «attributi» è meglio che rimanga a casa a pianificare un futuro lontano dalla capitale. Il calendario è noto: Bologna, Lecce, Chievo, Catania e Torino busseranno alle porte dell’Olimpico; Lazio, Cagliari e Milan ospiteranno la combriccola Spalletti. Sia chiaro, l’alibi delle assenze, il festival della «sfiga» e la collezione di infortunati, spingono alla clemenza. Ma resta un quesito: perché quelli che vanno in campo – ad eccezione di sparute minoranze - sembrano usciti da un frullatore e appaiono stanchi, sfiniti neanche fossimo a fine stagione? Giù la maschera. Sotto accusa la preparazione e una campagna acquisti che ha «spinto» a Roma un certo Menez che non passa il pallone neanche su richiesta in carta bollata e un tale Baptista, più bravo a rilasciare interviste scaccia-ipocrisia che a dare il meglio di sé tra i ciuffi d’erba. Morale della favola: a Trigoria invece di «pensare a multare» la Bestia per le sincere e pruriginose dichiarazioni, ci spieghino perché un campione pagato nove milioni di euro e che ne guadagna 4,5 (lordi) a stagione, non sia stato capace di spingere la “mia” Roma in Champions. Chiaro il concetto?
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