Giù nei sondaggi e Pannella scatenato: la Bonino è nei guai

La sfida nel Lazio. La tragicomica campagna di Emma: mentre la Polverini va in testa il vecchio leader radicale continua a creare problemi col Pd

Roma Intanto lotto per cambiare le cose, poi vedrò», frena Emma Bonino. Nessun ritiro della candidatura a presidente della Regione Lazio, per ora: la minaccia che aveva gettato nel panico il centrosinistra resta solo un’ipotesi estrema.
Ma il ricorso alla panoplia delle armi radicali (sciopero della fame in testa) contro «le indecenti condizioni del processo elettorale», come le definisce la Bonino, è tutt’altro che escluso. Il problema più urgente è la raccolta delle firme autenticate necessarie a presentare le liste elettorali: dove i radicali sono alleati col Pd non c’è problema, ma dove corrono da soli con le liste Bonino-Pannella c’è il rischio serio di non farcela. Il caso più drammatico è la Lombardia, dove peraltro la Bonino è stata (secondo quanto si racconta in casa radicale) «costretta» da Pannella a candidarsi capolista, causando un incidente diplomatico col Pd, per portare un po’ di voti e di visibilità al candidato presidente, Marco Cappato. Che proprio ieri si diceva pronto a rinunciare alle liste elettorali (Bonino inclusa): «C’è una totale mancanza di informazione e di strumenti per presentarle... se le istituzioni non interverranno per ristabilire le condizioni di democrazia, è molto probabile che le ritireremo».
Così ieri Pier Luigi Bersani, in partenza per Sanremo, ha ricevuto una lettera della Bonino (e di Marco Pannella) che annuncia prossime «iniziative nonviolente». Ossia, tradotto dal pannelliano, sciopero della fame, e nei casi peggiori della sete. L’idea di una candidata governatrice, e dunque leader della coalizione, che fa campagna elettorale smagrita dal digiuno allarma il Pd, abituato a strumenti di propaganda assai più tranquilli e convenzionali. Ma Emma, ha raccontato il Pd Goffredo Bettini che l’ha incontrata venerdì, è «molto indignata e preoccupata», e denuncia a gran voce la «violazione patente della legge», che imporrebbe ad esempio alla Rai di informare sulla raccolta delle firme. La candidata però ha respinto l’offerta di aiuto di Bettini, che voleva mobilitare i suoi consiglieri comunali e regionali in giro per l’Italia per autenticare le firme radicali: «Aspettate, su una cosa così grave dovrebbe intervenire il garante della Costituzione». I radicali, insomma, sembrano intenzionati a drammatizzare la situazione nei prossimi giorni, fino a chiamare in causa il presidente Napolitano, secondo il classico copione pannelliano. E una Bonino in sciopero della fame sarebbe l’icona perfetta della campagna.
Ai vertici Pd c’è preoccupazione: nei sondaggi il centrodestra è in testa, e per la prima volta anche la sua candidata Renata Polverini viene data in vantaggio da qualche rilevazione. E una campagna alla radicale, si teme, potrebbe allontanare dalla Bonino quei voti moderati che lei si prefigge di calamitare. Uno dei dirigenti di Area democratica (la corrente veltronian-franceschiniana del Pd), che ieri hanno organizzato una manifestazione con la candidata presidente, sospira: «Purtroppo Pannella non rinuncia a mettere il suo timbro su ogni passo di Emma». E fa l’elenco: prima la candidatura in Lombardia contro il Pd, poi l’annuncio di Tinto Brass nelle liste radicali del Lazio (smentito dalla Bonino), quindi il regolamento sulla par condicio ideato dal radicale Beltrandi e votato dal centrodestra, che ha provocato uno scontro durissimo tra Pd e pannelliani e la rivolta dei conduttori Rai. Col risultato che la prima apparizione tv di Emma ad «Annozero» si è trasformata in una sorta di processo contro di lei, con Michele Santoro nei panni dell’inquisitore.