An, è già partita la volata tra Alemanno e Augello

E per la federazione provinciale in «pole position» appare Petrocchi

Sabato 3 e domenica 4 marzo il congresso romano, una settimana prima (24 e 25 febbraio), quello provinciale. Saranno probabilmente questi i due week-end durante i quali Alleanza nazionale celebrerà due fondamentali appuntamenti per il futuro del partito a livello locale. In ballo, oltre alle due cariche di presidente della federazione romana e di quella provinciale - che gli iscritti saranno chiamati a eleggere direttamente come previsto dal nuovo statuto - ci sono gli stessi assetti interni di An alla luce delle veementi polemiche delle ultime ore. Le trattative attualmente in corso tra le varie componenti del partito lasciano supporre che la successione dei due eventi non sia casuale. Il congresso provinciale infatti dovrebbe permettere all’ala di Fabio Rampelli di incassare il presidente dei circoli della provincia - carica per cui rimane favorito il consigliere provinciale Francesco Petrocchi - prima delle assise romane, durante le quali il neodeputato farebbe poi convergere i propri voti, pari a circa il 20 per cento degli iscritti, sul candidato più accreditato per la presidenza della federazione: l’attuale commissario Gianni Alemanno. L’ex ministro dell’Agricoltura, forte del suo 40 per cento di tesserati, si garantirebbe così i voti necessari per l’elezione spegnendo così le velleità dell’altro grande pretendente alla poltrona di via Po, il senatore Andrea Augello. Il tutto con la benedizione del presidente Gianfranco Fini, che avrebbe chiesto personalmente ad Alemanno - sempre più vicino alle sue posizioni - un impegno forte su Roma, piazza strategica per le future sorti del partito anche in virtù del ruolo di avamposto anti-Veltroni che ora la destra svolge nella capitale.
Un quadro che sembrerebbe già definito quindi, ma dietro cui si nasconde una situazione in continua evoluzione e ancora suscettibile di cambiamenti. Da fonti vicine a Rampelli infatti si apprende del moltiplicarsi dei contatti tra quest’ultimo e, rispettivamente, Alemanno e Augello. Un’opera di mediazione in cui il neodeputato si starebbe prodigando per arrivare a quella sospirata «soluzione unitaria» che lo stesso Fini accoglierebbe con favore. Ma venerdì il senatore ha ribadito che la sua offerta di candidatura «poggia su diversi argomenti quali la questione fiscale a Roma. Il ruolo locale del partito è cambiato, c’è bisogno di riconciliarsi con la città di ritrovare lo spirito del ’97, che fece da preludio a una stagione di vittorie. La mia disponibilità si deve comunque misurare con le altre candidature ed è legata al clima interno, che non può essere quello pieno di astio e conflitto recentemente manifestatosi». Augello ha una diversa visione della leadership del partito capitolino, pensa a un «federale» più operativo sul territorio di quanto lo sarebbe Alemanno. «Stiamo già raccogliendo le firme per presentare la candidatura di Augello - commentano in ambienti legati al senatore -. Al di là dei tesserati quello che conta è la reale capacità di mobilitare gli iscritti per il voto. Un’arma che potrebbe consentirci di puntare anche a un 35-40 per cento dei consensi». Una percentuale che costituirebbe un forte segnale politico anche di fronte a una maggioranza precostituita pro-Alemanno. Un dato di rottura in cui potrebbe ritrovarsi anche Francesco Storace, sempre più in rotta con il resto del partito e che gli consentirebbe di rinunciare all’ipotesi di candidare un suo uomo (il consigliere comunale Fabio Sabbatani Schiuma) per appoggiare il cosiddetto «cavallo di minoranza».