Giù il potere d'acquisto delle famiglie: -3% Confindustria: recessione

I rincari dei prodotti energetici e
degli alimentari hanno ridotto il
potere d’acquisto del reddito delle famiglie italiane di quasi
il 3% in due anni. Gli industriali: "Non c'è spazio per un miglioramento"

Roma - Economia ancora debole, consumi stagnanti e Paese a un passo dalla recessione. I rincari dei prodotti energetici e degli alimentari hanno ridotto il potere d’acquisto del reddito delle famiglie italiane di quasi il 3% in due anni. Confesercenti e Confindustria lanciano un pesante allarme aggravato dai dati pubblicati oggi sulla produzione industriale.

Il potere d'acquisto delle famiglie Tra i rincari dei prodotti energetici e quelli degli alimentari, l’inflazione importata ha ridotto il potere d’acquisto del reddito delle famiglie italiane di quasi il 3% in due anni. Il rapporto Confersercenti-Ref evidenzia come "sommando l’aumento della quota del reddito destinata a ripagare il debito contratto (primo tra tutti il mutuo per la casa) e l’effetto dell’aumento dei prezzi derivante dall’ascesa dei corsi delle materie prime si quantifica un effetto sui bilanci familiari pari al 5% in un biennio, sufficiente per condurre i consumi sull’orlo della recessione". Per quanto riguarda la dinamica dei prezzi, il rapporto stima che "il tasso di inflazione italiano, dai massimi intorno al 4% toccati nel corso della scorsa estate, si ritroverebbe su valori mediamente prossimi al 2,5% nel 2009. Ma la discesa dell’inflazione - avverte l’associazione - è ancora incerta sia nell’intensità che nella tempistica". Per questo la reazione "dei consumatori alla discesa dell’inflazione rappresenta a sua volta un altro evento destinato a materializzarsi con lentezza". Difficilmente quindi le famiglie si porteranno "su un sentiero di ripresa della spesa». Tutto questo, sottolinea Confesercenti, avrà affetti negativi sul versante della crescita occupazionale, con un probabile aumento del tasso di disoccupazione, che influenzerà sfavorevolmente il clima di fiducia dei consumatori".

Economia debole Nei mesi a venire l’economia italiana "sarà molto debole". Mentre un "moderato recupero" è previsto nel corso del 2009. Mentre la riduzione dei prezzi delle materie prime consente di delineare uno scenario "decisamente tranquillizzante". L’Italia si riprenderà dalla crisi economica, ma non quest’anno. Per ripartire dovrà aspettare il 2009 secondo il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, che parte dal quadro tracciato dagli indicatori congiunturali che "tende a segnalare che nei mesi a venire l’economia sarà molto debole". Mentre le ipotesi sul quadro internazionale "conducono a propendere per un moderato recupero nel corso del 2009, guidato dal rientro delle tensioni sui mercati primari, da una domanda internazionale in lieve ripresa, e da un cambio del dollaro in apprezzamento rispetto all’euro". Sul fronte dell’inflazione il rientro delle quotazioni delle materie prime "consente di formulare uno scenario che, pur sovrastato da forti elementi di rischio, risulta decisamente tranquillizzante rispetto alle tendenze in corso negli ultimi mesi", afferma Venturi. Ma la discesa dell’inflazione, precisa, "è ancora incerta sia nell’intensità che nella tempistica".

Consumi stagnanti I consumi saranno "ancora stagnanti per diversi trimestri". Le famiglie, in particolare, secondo Venturi "non hanno completamente trasferito sui livelli di spesa i rincari del costo dei mutui e la maggiore inflazione, e per questo stenteranno a portarsi su un sentiero di ripresa della spesa". Inoltre, nel corso del 2008, e fino a inizio 2009, "si andrà configurando un quadro decisamente sfavorevole sul versante della crescita occupazionale, con un probabile aumento del tasso di disoccupazione, che influenzerà sfavorevolmente il clima di fiducia dei consumatori". Con riferimento alle principali voci di spesa, il peggioramento del ciclo della domanda "è abbastanza condiviso dalle diverse tipologie di consumo" anche se, come già visto dalla metà del 2007, a guidare la tendenza "sono soprattutto gli acquisti di beni, rispetto ad una maggiore tenuta della domanda di servizi". Fra i beni, gli alimentari si caratterizzano per una "forte debolezza, con dinamiche anche di segno negativo". Questo comportamento, precisa Venturi, "è peculiare della fase ciclica in corso, visto che la spesa per consumi alimentari dovrebbe risultare la più stabile nel corso del ciclo. Va però anche ricordato lo shock specifico sui prezzi di questi beni, che ha reso il consumatore più attento al costo dei prodotti, e più propenso a modificare la composizione della propria struttura di consumo, seguendo anche le promozioni e gli sconti ma anche scendendo verso mix qualitativi differenti, basati su prodotti a più basso valore unitario". Anche le informazioni sui consumi di energia, aggiunge il presidente, evidenziano una "maggiore attenzione del consumatore, e questo è un segnale abbastanza importante, visto che tradizionalmente l’elasticità dei consumi di prodotti energetici rispetto ai prezzi è abbastanza bassa. Alcuni tipi di spesa, si pensi ai viaggi aerei, stanno subendo riduzioni, data la reazione dei consumatori rispetto ai rincari dei piani tariffari".

L'allarme di Confindustria Il dato "molto negativo" sulla produzione industriale di luglio in Italia, insieme all’andamento di altri indici, rende molto probabile un segno meno per il Pil per l’intero 2008. Lo dice in una nota il centro studi di Confindustria, commentando il dato diffuso da Istat sulla produzione industriale in Italia, che ha visto a luglio una flessione dell’1,1% su mese e del 3,2% su anno. "Il dato particolarmente negativo di luglio delinea una caduta trimestrale più accentuata di quanto previsto. Si conferma la forbice di crescita con gli altri Paesi europei" si legge nella nota. "L’andamento degli indici anticipatori - fiducia, ordini, superindice Ocse - non lascia spazio a possibilità di miglioramento nel quarto trimestre. E’ molto probabile un segno meno per il pil per l’intero 2008". Secondo Confindustria, la ripresa partirà "nel 2009 inoltrato" e sarà favorita dal calo del prezzo del petrolio e dall’apprezzamento del dollaro. L’Italia sarà in grado di "agganciare rapidamente" la ripresa se metterà il sistema manifatturiero "in grado di sfruttare appieno il risveglio della domanda estera e interna". "E’ cruciale promuovere il miglioramento della competitività in tutto il sistema Paese con riforme strutturali e con un nuovo modello contrattuale che rilanci la produttività creando così lo spazio per la crescita delle retribuzioni reali".