Già pronta la sede per ospitare i Grandi: la scuola di polizia più grande d’Italia

nostro inviato all’Aquila

Non ci credono. Qui non ci credono ancora. L'Aquila al centro del mondo. Arriveranno i capi di Stato dei Paesi più potenti del pianeta. È quasi troppo per questa città di tende, di fango e di macerie, dove continua a piovere e la terra sembra piangere con continui singhiozzi di assestamento, anche adesso. «Noi siamo sotto zero, non vediamo nemmeno uno zero per ripartire», dice Vincenzina, dell'edicola di via XX Settembre, la prima a riaprire dopo il terremoto: «Però forse significa che i volontari non se ne andranno, che l'attenzione rimarrà...».
Sì, significa questo. Nei pochi bar aperti non si parla d'altro: la paura era «la dimenticanza». Si diventa invece ancora più protagonisti. Qui non si rimarrà soli per molto tempo. È la grande sfida: trasferire all'Aquila il G8 di luglio della Maddalena. Sembra uno schiaffo del medico che vuol far reagire il paziente. Persino molti ministri all'inizio sono rimasti perplessi a sentire l'idea di Berlusconi. Poi gli hanno detto tutti di sì. È più di una pazzia: è un faro su questo dolore, l'evento politico ed economico più importante dei cinque continenti nella terra più ferita, la più umiliata dalla natura e dalle negligenze degli uomini.
Ma c'è un punto di partenza. Il bastone che sorregge, in questa città dove «sembra che Dio sia passato a occhi chiusi», come dice Francesco, tassista di Montereale, è proprio la struttura che sta ospitando l'emergenza e le istituzioni senza palazzi.
Finora se n'è parlato come di un passaggio, la «cittadella», sede delle conferenze stampa dei ministri e anche dell'ultimo Consiglio. È la scuola della Guardia di Finanza di Coppito, alla periferia ovest dell'Aquila, la più grande delle forze di polizia di tutta Italia: 48 ettari di estensione, dotata di un eliporto per sei elicotteri, un auditorium da 1.500 posti, un'aula magna da 540. È questo il luogo dove si sono svolti i funerali delle vittime del terremoto, nella piazza d'armi da 240 metri per lato. Qui la Protezione civile ha coordinato tutta l'emergenza. Da questo piazzale sono partite le squadre che hanno scavato alla Casa dello studente, negli edifici sventrati del centro, nelle case schiacciate di Onna, Paganica, Fossa, San Gregorio.
La caserma che ha sostenuto una città potrà ora accogliere il mondo? Il responsabile dell'ufficio studi della scuola delle Fiamme gialle, il colonnello Paolo Carretta, racconta un aneddoto: «Quando i marines vennero qui per addestrare gli alpini dell'Aquila per l'Afghanistan, ci dissero: “Magari ce l'avessimo noi, una caserma così!”».
I parcheggi esterni, tutti videosorvegliati, sono 1.500. La struttura ha 2.600 posti letto per allievi, 300 per militari celibi (stanze singole), una mensa per oltre 3mila persone. Ci sono anche due palazzine dedicate ai mini appartamenti. Secondo un primo programma di massima, la scuola ospiterà una parte delle delegazioni.
Tra i politici, è difficile trovare un commento negativo: è «un segno di attenzione» per questa popolazione, commenta il leader della Cgil Guglielmo Epifani. E il segretario del Partito democratico Dario Franceschini, dice di capire la «scelta simbolica» del governo, anche se spera che questo «non intralci o ostacoli la ricostruzione». C'è un consenso di massima anche da Udc e Italia dei Valori. Il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, è l'unico a non prenderla bene: «È pura fantascienza». Ma il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci mostra di aver compreso: le strutture sarde verranno utilizzate per il G8 sull'ambiente del prossimo autunno. Un segno di «grande solidarietà», ringrazia il governatore dell'Abruzzo, Gianni Chiodi. Dal quartier generale della Protezione civile spiegano che questa decisione è politica, perché in Sardegna i lavori erano «in linea con i tempi e anzi in anticipo». I gruppi di lavoro, per l'emergenza terremoto e per il G8, saranno distinti. Il luogo di soggiorno dei capi di Stato invece quasi certamente non sarà Roma: è più probabile che la scelta cada su una città abruzzese.