Già pronti i piani per truppe terrestri in Libia

Le opzioni sul campo: si va dalla creazione di un corridoio umanitario per Misurata a sbarchi per salvare i civili. E' stato il generale Usa Carter Ham, che dirige Africom, a non escludere l'invio di truppe di terra per aiutare i ribelli e porre fine allo stallo militare

L'opzione di un coinvolgimento militare terrestre della Nato in Libia non è più un tabù, lo ha detto chiaramente il Generale Carter Ham, il quale dirige Africom, il comando statunitense che ha gestito la fase iniziale delle operazioni contro la Libia, nel corso di una testimonianza al Congresso. Pur con la massima cautela, il generale ha detto che quella di impiegare truppe a terra è una delle possibilità per aiutare i ribelli e porre fine alla situazione di stallo militare (che ufficiali Nato hanno definito fluida…forse perché gli uomini di Gheddafi rischiano di conquistare nuove posizioni).

Il Generale ha subito aggiunto però di non essere convinto che questa sia la soluzione migliore, che ritiene praticabile solo come extrema ratio, comunque politicamente difficile.
In realtà i piani per un intervento «terrestre» sono già stati predisposti, perché questo è il compito degli Stati Maggiori - studiare le varie possibilità. Anche perché se mai arrivasse la decisione politica non si potrebbe certo improvvisare. I piani, sia Nato sia statunitensi sia nazionali (francesi ad esempio) coprono una gamma di opzioni. Quella meno delicata riguarda la creazione di un corridoio umanitario per portare soccorso alla popolazione di Misurata, operazione che prevede ovviamente la neutralizzazione delle forze di Gheddafi in città e la protezione della forza «umanitaria».

In questo caso ci sarebbe un obiettivo limitato, una valida motivazione, e si richiederebbe un impiego di forze contenuto, per quanto Misurata sia comunque la terza città della Libia e la popolazione non sia poi tutta per la causa dei ribelli. Però Misurata è sul mare e ha un ottimo porto, in mano ai ribelli, questo vuol dire condizioni ideali per condurre una operazione anfibia, che i lealisti potrebbero solo marginalmente contrastare. Le forze aeronavali ed anfibie necessarie sono già a disposizione in teatro, in particolare c'è una forza integrata (Meu) dei Marines a livello di battaglione rinforzato. E una volta preso il porto ed eliminate le forze pesanti di Gheddafi, con aerei ed elicotteri (più difficile utilizzare i cannoni navali) i rifornimenti potrebbero essere portati a terra, potendo poi contare su una testa di ponte più vicina a Tripoli. Anche altri scenari, che potrebbero prevedere azioni di aviosbarco in profondità, sono legate al presupposto di agire per fermare un qualche massacro di civili. Invece un attacco «a freddo» per conquistare le roccaforti degli uomini del Raìs è poco credibile. Ci vorrebbero forze significative e si rischia di dover combattere in presenza di una popolazione ostile agli «invasori». Militarmente si può fare, politicamente no.

Alla fine i comandanti prima di pensare a sbarchi e assalti preferirebbero andare fino in fondo con altri mezzi: innanzitutto impiegare il potere aereo e navale come è possibile, con una campagna strategica per piegare il Colonnello, affiancata da una campagna aerotattica per distruggere le forze nemiche, anche nelle città (basta cambiare le regole di ingaggio e usare gli strumenti giusti, come Uav e cannoniere). E parallelamente fornendo ai ribelli apparati radio, armi anticarro adeguate (non serve l'ultimo grido della tecnologia, anzi, meglio armi rustiche di produzione russa o relativi cloni che chiunque può usare), un po' di apparati di visione notturna e i «consiglieri» che aiutino i ribelli, così come un maggior numero di team per guidare gli aerei sul bersaglio giusto (Jtag).