Già risparmiati oltre 1.100 milioni

Smaterializzare i documenti cartacei e digitalizzare i processi amministrativi: un must per le aziende impegnate a elevare la propria competitività, nel quadro di un sostanziale aggiornamento normativo che accompagna la transizione.
«Già con il passaggio dal registro delle imprese cartaceo a quello telematico - sottolinea Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano - le aziende milanesi hanno risparmiato 32 milioni all’anno: è la misura di quanto si possano ridurre i costi e dei benefici derivanti dalla telematica. Ma più che sui risparmi, porrei l’attenzione sui guadagni che si legano all’adozione del digitale e sulle opportunità che si aprono».
Presidente Sangalli, cosa fa il sistema camerale al riguardo?
«Finora la Camera di commercio di Milano ha rilasciato oltre 115mila smart card (il supporto per la firma digitale che identifica il titolare presso le Pa), un vero “apriti sesamo” alle transazioni sicure attraverso il web. La Camera gioca il ruolo di chi allena all’uso delle nuove tecnologie, instradando le imprese verso il mondo telematico. E poi, gradualmente, amplia i servizi on-line: dalle iscrizioni all’Albo artigiani e al ruolo degli agenti di commercio, al rilascio dei certificati. Tra i dati più significativi segnalo le 2.500 visite quotidiane al nostro sito e i 2,7 milioni di pagine web cliccate ogni mese».
È l’imporsi della Camera di commercio virtuale?
«I numeri spiegano come, accanto alle strutture fisiche, si sia costituita una Camera sempre aperta, accessibile anche dal computer domestico, evitando spostamenti e perdite di tempo. Si tratta non solo di rendere sempre più semplici ed economici gli adempimenti di legge, ma anche di rendersi visibili alle imprese che sono già presenti su Internet e di invitare a farlo quelle che ancora non ci sono».
Alle norme in vigore si vanno aggiungendo nuove disposizioni per la semplificazione amministrativa, tra cui quelle contenute nel Bersani-ter...
«La burocrazia erode la competitività delle nostre imprese: i vari adempimenti costano alle aziende circa il 5% del loro fatturato e in media 32 giornate di lavoro ogni anno. Si tratta di un lusso che non possiamo più permetterci. È necessario che i diversi soggetti colloquino sfruttando il digitale e adoperino gli strumenti già disponibili. È una direzione obbligata verso cui s’indirizzano velocemente gli altri Stati europei e noi non possiamo restare indietro».
Presidente, qual è la consapevolezza riscontrata tra le imprese?
«La coscienza dell’importanza delle nuove tecnologie sta crescendo, a partire dai giovani imprenditori, già cittadini delle reti e tra i primi a sfruttarne appieno le potenzialità: il senso pratico innato negli imprenditori li spingerà sempre più avanti nell’uso dei nuovi strumenti. Certo bisogna tenere conto della struttura produttiva italiana, articolata in tante piccole e medie realtà. L’innovazione, l’hi-tech e la ricerca non riguardano solo il prodotto ma anche i processi, in tutti i settori aziendali».
Come fare per accelerare il volano?
«È necessario agire sulla comunicazione e sulla formazione nel quadro di un impegno sistemico che parta dalle istituzioni e coinvolga le associazioni, chiarendo i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie e superando gli attriti tipici di ogni cambiamento culturale».