Già smentito il programma dell’Unione «Lavoro meno caro solo tra un anno»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Prodigo di aggettivi e parco di numeri, Tommaso Padoa-Schioppa definisce «non drammatizzata, ma drammatica» la situazione dei conti pubblici, e aggiunge: «È più grave che nel ’92, gli italiani devono preoccuparsi tutti». Le stime della commissione Faini, che prevedono un deficit 2006 fra il 4,1 e il 4,6% sono «molto ottimistiche». Il deficit «continua a crescere» e sui conti «la preoccupazione è notevole: finché il debito non comincia a scendere non convinceremo il più difficile dei nostri interlocutori, il mercato che vuole sentire profumo di sangue». Ma ai parlamentari delle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato il ministro dell’Economia non fornisce cifre né dettagli sulla prossima manovra: «Per ora non abbiamo nessuna indicazione sull’entità della correzione».
In realtà, una notizia emerge dall’audizione del ministro. La riduzione del cuneo fiscale «non si può fare con effetto immediato, entrerà molto probabilmente nella legge finanziaria», e dunque varrà dal 2007. Sul punto si apre un problema quando Francesco Rutelli incontra un preoccupato Montezemolo e spiega: «Il taglio sarà già nella manovra. Stiamo discutendo tempi e modi, ma è fra le priorità d’avvio del governo». La frase sembra in netta contrapposizione al ministro dell’Economia, tanto che in serata Rutelli precisa: «Il taglio del cuneo fiscale sarà messoin campo dal Governo con la legge finanziaria 2007».
La seconda notizia viene dal sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi: lo sforamento della spesa sanitaria in sei Regioni si traduce in un aumento dell’acconto Irap che imprese e professionisti dovranno versare entro il 20 giugno. In Liguria, Abruzzo, Molise, Lazio, Campania e Sicilia l’aliquota sale al 5,25%. L’eventuale sovrattassa Irpef, aggiunge Grandi, scatterà con il saldo del giugno 2007. Gli incrementi di aliquote potranno essere revocati se, entro fine mese, si varerà un nuovo Patto di stabilità interno con le Regioni.
Prima di intervenire in Parlamento, Padoa-Schioppa incontra il presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo. È possibile che il ministro gli abbia anticipato la brutta notizia: nessun taglio di cuneo quest’anno, con la manovra bis, arrivederci al 2007. Inoltre, la riduzione sarà «selettiva» e non a pioggia, anche se questo non significa che ci sarà una «discrezionalità politica». Non è proprio quanto gli industriali avevano sperato: a Santa Margherita, Montezemolo aveva sollecitato una riduzione «generalizzata e consistente», e oggi ne parlerà con il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi. Ma a rimarcare quanto detto dal ministro dell’Economia, giunge da Berlino la precisazione del portavoce di Prodi, Silvio Sircana: «Il premier condivide l’analisi del ministro, che era stata concordata».
Ai parlamentari delle commissioni Bilancio riunite, Padoa-Schioppa spiega perché il taglio del cuneo fiscale sarà rinviato alla Finanziaria: «Che il cuneo debba diminuire è condiviso da tutti, maggioranza e opposizione. Ma il gettito del cuneo serve a finanziare una parte di spesa pubblica che non è facile da tagliare, e anche parte del sistema pensionistico che non può essere ulteriormente squilibrata». Il taglio dei contributi avrebbe effetti negativi sui conti Inps. Poi spiega il suo concetto di selettività della riduzione: «Ad esempio, il taglio si può fare per il settore manifatturiero e non per gli altri. Il provvedimento deve dare il massimo in termini di crescita». La ripresa di questi mesi non rende infatti ancora «sostenibile» la crescita del pil: bisogna puntare al 2%, dice il ministro.
L’atteso intervento di Padoa-Schioppa, il primo in Parlamento, è definito «trasparente e serio» dalla maggioranza, ma delude il centrodestra. Giulio Tremonti rifiuta le drammatizzazioni del ministro, contesta non la parte tecnica ma quella «politica» della relazione sui conti della commissione Faini. «L’obiettivo del 3,8% nel rapporto deficit-pil è perfettamente raggiungibile a legislazione vigente, e applicata», afferma l’ex ministro dell’Economia. E Giuseppe Vegas (Fi) rileva che le stime della commissione «endoministeriale» Faini sono «incongruenti» con quelle di Bruxelles.