È già SuperOlivera E il Genoa sogna un nuovo Borriello

«Brocchi» con Novellino in blucerchiato, ora sono campioni

(...) tribuna: «Conto tv», la televisione a pagamento che ha acquistato i diritti per i primi turni di Coppa Italia, ha schierato una squadra di giornaliste capaci di distrarre l’attenzione rispetto alla partita. Una in particolare, Barbara Scarpettini, ha catturato il pubblico, con la scollatura mozzafiato del suo corpetto grigio assolutamente sconsigliata ai deboli di cuore. Piccolo particolare: nessuno dei vip in tribuna ha rifiutato di essere intervistato da Barbara. Con Amedeo Goria, tanto per dirne uno, non succede.
Ma domenica, nell’esordio ufficiale del nuovo Genoa, le bellezze non erano solo in tribuna. In campo - al di là del 3-1 finale, che regala ai rossoblù il quarto turno di Coppa Italia contro il Ravenna - si è visto un gioiello nero che pare preziosissimo: Ruben Olivera. La sua partita può essere racchiusa in poche parole: i due gol sono solo un particolare. Anche se sono stati bei gol, soprattutto il secondo; anche se hanno dimostrato doti tecniche non comuni; anche se uno che segna dei gol così dimostra di essere una punta vera.
Eppure, nonostante tutto questo, il valore della partita di Olivera sta altrove. Sta nell’affiatamento con il resto della squadra; sta nell’aver immediatamente assorbito gli schemi di Gasperini; sta nell’aver dimostrato che può giocare tranquillamente da prima punta; sta nell’aver fatto capire che la priorità del Genoa non è certo l’acquisto di un attaccante, ma al massimo di un centrocampista, visto che lui può essere il titolare inamovibile e Lucho Figueroa la spalla pronta all’occorrenza; sta nell’aver creato gioco, nell’aver fatto assist, nell’essersi sacrificato quando c’era da rientrare. Insomma, il valore aggiunto dell’Olivera di Coppa Italia è stato quello di aver fatto «il Borriello».
E qui sta il punto. Perchè i tifosi genoani stanno pregustando lo stesso gusto dello scorso anno, quando arrivò in rossoblù Marco Borriello. I soliti mugugnoni storcevano il naso, qualcuno ricordava come una colpa la militanza in blucerchiato, ma il bomber smentì tutti a suon di gol, mettendo un ulteriore sigillo (se ce ne fosse stato bisogno) sulla competenza calcistica di Enrico Preziosi - uno che, se non c’è di mezzo il Fabiani di turno, non sbaglia una campagna acquisti dai tempi delle guerre puniche - e di mister Gasperini.
Ma se Borriello era stato colpevolmente scaricato anzitempo dalla Samp e da Novellino, Olivera potrebbe essere qualcosa di più. Qualcosa addirittura di più gustoso di Cristiano Doni, il giocatore che, liberato dai novellinismi, è diventato uno dei migliori di tutta la serie A.
Perchè con Novellino e il suo 4-4-2, Olivera era qualcosa di imbarazzante, il giocatore che risultò avere la peggiore media voto della serie A fra tutti i nuovi acquisti, nemmeno la controfigura di quello che aveva fatto bene alla Juventus con Capello. Eppure, a Genova, non c’era commentatore che non scrivesse che «nessuno come Walter Alfredo è capace di far rendere i giocatori al 110 per cento» e che per il tecnico perugino «parlano i risultati».
Non so cosa dicessero i risultati ai giornalisti che parlavano con loro. So, però che, nelle mani di Gasperini, Ruben Olivera detto il Pollo mi sembra un campione vero.
Trasformato da gallinaccio da batteria al più pregiato dei capponi di Morozzo, quelli di Slow Food. Potenza di un Allenatore. Se fosse un fumetto della dinastia dei paperi e dovesse commentare questa storia, non potrebbe che dire «Gasp!».