GIÀ VINTO

Abbiamo già vinto. Senza bisogno di ulteriori sondaggi, senza necessità di exit-poll, senza nemmeno aprire le urne.
Non è che sono impazzito e sto organizzando un golpe. La vittoria non è quella di un partito e di una coalizione sull’altra, ma è una questione molto più forte, profonda, vera. Ed è la vittoria dell’uomo sulla massa, della persona sulla moltitudine, del singolo sull’insieme indistinto. La vittoria, in qualche modo, dell’umanesimo sul comunismo.
E sapete chi sono stati durante questa campagna elettorale i migliori testimonial di questo ribaltamento totale di prospettiva? Incredibilmente proprio due personaggi che si dichiarano comunisti. Uno, vabbè, lo è per davvero, trattandosi di Oliviero Diliberto che del Partito dei comunisti italiani è il segretario. L’altro, invece, è un po’ borderline, visto che si tratta di don Andrea Gallo, che proprio ieri ha introdotto il comizio di chiusura della campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno, prima dell’intervento di Fausto Bertinotti.
Spesso, siamo in disaccordo con don Gallo. Spesso ci siamo confrontati anche bruscamente su queste pagine e in televisione, ma senza che venisse mai meno il rispetto reciproco. Ma, stavolta, si è superato, dibattendo pubblicamente, sulle colonne del Secolo XIX, con il direttore Lanfranco Vaccari. Si parlava di camalli, di palazzine occupate dalla Compagnia Unica senza titoli, di presunti canoni non pagati, uno di quegli scandali molto genovesi buoni per tre giorni di titoli sui giornali, e, sinceramente, oggi non mi interessa neppure entrare nel merito, nè stabilire chi avesse più ragione. Non è questa la sede e trovo che ci siano temi più avvincenti.
Mi interessano soprattutto due frasi. Una in cui don Andrea dà una lezione di garantismo assoluto: «Il trattamento, l’umiliazione per il presidente Giovanni Novi hanno passato i limiti. Si è giunti alla custodia cautelare alla vigilia della scadenza del mandato. Tant’è vero che c’è ancora un ricorso in atto. Ho la sensazione che una campagna di stampa vuole difendere, a tutti i costi, il Diritto della Forza più o meno palese. Non sarebbe meglio, con maggior cautela, difendere la Forza del Diritto?».
Ecco, credo che la cosa più contestabile a don Gallo sia quel «vuole» dove ci starebbe meglio un «voglia». Ma è solo una questione di grammatica italiana, non di grammatica giuridica.
Poi, per l’appunto, don Gallo scrive: «È molto ligure, molto genovese, questo anteporre l’Uomo e i suoi diritti,(...)