In giacca e cravatta urlando slogan A 50 anni per la prima volta in piazza

Sabrina Cottone

da Roma

La prima volta è sempre un momento dificile, soprattutto se hai cinquant’anni suonati e hai sbagliato a vestirti. Abito grigio, cravatta, scarpe eleganti e subito il corteo diventa una maratona eroica. «Non avrei mai pensato di scendere in piazza a manifestare e a Roma poi...». Lui è il proprietario della Bitolea spa, azienda leader in Europa nel suo settore. Raffinerie a Landriano, nel Pavese, e una succursale a Rho, alle porte di Milano, Domenico Intini e i suoi due fratelli trattano solventi per i farmaci. «La situazione è già difficile per la concorrenza asiatica, ma con la Finanziaria è allarme rosso» racconta l’uomo che non avrebbe mai creduto di trovarsi in piazza San Giovanni, stretto da una fiumana di gente con gli occhi fissi al palco, in attesa che si materializzi non Sergio Cofferati ma Silvio Berlusconi.
È un manifestante atipico, almeno secondo le vecchie logiche che si nutrono di kefiah e sciarponi multicolori e viaggiano su treni e autobus organizzati, dove si canta a squarciagola tra amici di fede politica. «Mi sono organizzato da solo, aereo da Linate alle undici, pranzetto veloce e alle due e mezza eravamo in piazza San Giovanni. Siamo riusciti a arrivare a trenta metri dal presidente, un po’ come capita allo stadio per le partite importanti o ai concerti...».
Fa ondeggiare una bandiera di Forza Italia, si esercita nei coretti azzurri. Scusi, ma che motivo ha di protestare lei che ha un’azienda con duecento dipendenti? Non le fa strano essere in piazza come i compagni del primo maggio? «Non avrei mai pensato di trovarmi qui, questo è sicuro. Ma molte persone che lavorano per me e votano a sinistra sono preoccupate e mi hanno incoraggiato, alcuni mi avevano chiesto di organizzare un pullman. Ci abbiamo provato ma era difficile, così alla fine siamo venuti io, che sono l’amministratore delegato, e i miei due fratelli, che si occupano della parte commerciale e di logistica. Non mi sono mai sentito così in sintonia con i miei dipendenti».
La politica non è il suo mestiere né la sua passione. «Sono sempre stato impegnato a lavorare, non mi è mai venuto in mente di fare altro, ma quando è troppo è troppo. Ormai è choccante sentire quel che succede». Simpatie? «Sempre votato a destra. Ero un elettore della Democrazia cristiana, da quando c’è Berlusconi voto Forza Italia, perché mi riconosco nei suoi principi». Tra il dire e il fare c’è di mezzo cultura, abitudini, idiosincrasie. Quando è arrivato il momento x, quello che l’ha trascinato da dietro la scrivania a sotto il palco? «Ho deciso una settimana fa, ma ci pensavo già da tempo. C’è stata la suggestione emotiva di Montecatini e poi un convegno con Giulio Tremonti a Milano. L’ho sentito parlare ho capito che era giusto partecipare».
Eccolo qui, a urlare forza Silvio, felice come quando si conteggiano i dividendi. «Abbiamo rischiato di essere calpestati, ma sono soddisfatto, ho avuto l’impressione di partecipare a un evento storico». Difficile dire che cosa si aspetti in concreto, certo non la spallata. «Mi piacerebbe ma putroppo temo che non accadrà. Però sono convinto che questa manifestazione accentuerà le contraddizioni e le tensioni nella maggioranza. Faranno qualcosa per mettere una pezza e forse la situazione precipiterà». Nell’attesa che il sogno si avveri, i tre imprenditori si godono la serata romana. «Abbiamo prenotato all’Hotel Quirinale, ma chissà quanto impiegheremo ad arrivare, ci sono tre chilometri da fare a piedi». Domenica nella Capitale? «Magari... Dobbiamo lavorare, ripartiremo domani mattina». In aereo, il mezzo di locomozione dei manifestanti della new generation.
Uno sguardo intorno, non è l’unico nel suo genere. Pochi metri in là, una signora in pelliccia nera sembra arrivata da altri tempi e altre storie, però abbraccia la transenna come una quindicenne folgorata dalla rockstar del cuore. «Sono qui dall’una, casalinga e madre di famiglia. Prima volta? primissima. Sono emozionata, come al ballo delle debuttanti...».