Giacche e lunghezza dei pantaloni Ora per lui cambiano le misure

Per Lubiam la giacca non può superare i 73 centimetri. È 4 il numero perfetto di Lardini come i petali del fiore di tessuto all'occhiello

Lucia Serlenga

I numeri perfetti sono molto rari, proprio come gli uomini perfetti, diceva Cartesio. Ma nella ricerca di un equilibrio fra l'algebra dello stile e la matematica del gusto, nelle prossime collezioni per l'estate 2017 presentate a Pitti 90esima edizione sono proprio i numeri a esprimere il cambiamento. Per Giovanni Bianchi, amministratore delegato e responsabile dell'ufficio stile della Lubiam, il numero con cui fare i conti è il 13, ovvero la larghezza in centimetri dei nuovi revers delle sue giacche. «Revers di questa dimensione danno molta più importanza alla parte superiore del capo che risulta più slanciato» spiega ricordando che tutto è partito dalle richieste del su misura e che questa nuova tendenza richiede una lavorazione più complessa per spalla, collo e giro manica. Va da sé che l'intera proporzione si sia modificata: la lunghezza della giacca non supera i 73 centimetri per accompagnarsi a pantaloni di due fogge: a carota o filante, ma sempre con una pince. E non è tutto perché i revers più larghi richiedono un punto vita più basso, un escamotage per mettere in risalto non solo la camicia ma anche il gilet preferibilmente doppiopetto e a sua volta con revers. Il gusto cambia ma i sacri crismi della modernità rimangono garantiti, si tratti delle proposte daywear o di quelle per il guardaroba più ricercato del gentleman del futuro. «Abbiamo un ciclo produttivo superveloce: dal disegno al capo finito passano al massimo 3 ore» annuncia Pino Lerario direttore creativo del brand Tagliatore che produce ogni giorno, nell'azienda di Martina Franca, circa 340 capispalla. «Pretendo di vedere subito il risultato e per questo taglio la giacca che ho disegnato e la cucio io stesso» racconta spiegando di aver eliminato inutili passaggi e frazionamenti. Una strategia che gli consente di garantire alta qualità a prezzi equilibrati. «Abbiamo la forza della velocità» aggiunge Lerario alle prese con quei 4/5 fit personali da sfoggiare durante i giorni della manifestazione fiorentina. «In quest'occasione presentiamo non soltanto le nostre nuove giacche ma quei dettagli di stile che per anni i nostri clienti ci hanno richiesto», annuncia Pino Lerario - numero preferito il 5, espressione del suo mese di nascita, maggio - citando pochette da taschino, cravatte e papillon in garze di seta, polo senza bottoncini che ricordano gli anni '50 e in particolare la bellezza dell'attore Renato Salvatori. La cifra cara a Lardini è il 4 come i petali di quel fiore di tessuto posto all'occhiello delle sue giacche che diventano espressioni di neologismi del classico e di contaminazioni. Si parte da Sahara City, giacca/sopra giacca costruita secondo le regole del su misura per arrivare al primo trench 5 tasche in denim, per arrivare alla giacca camicia in suede double, un vero prodigio come del resto lo è il modello con gilet in telone nattè, un intreccio di cotone e seta, mischia esclusiva della maison di Filottrano, tessuta su telai inglesi dell'800. Importanti nel loro intreccio di significati anche i numeri di Paoloni e della sua Light Jacket, 280 grammi di leggerezza e la freschezza di una camicia. Ma in collezione si respira anche la perfezione del numero 1, il centimetro in più della lunghezza delle giacche che tuttavia rimangono sempre piuttosto corte mentre texture e disegni, con aspetto tridimensionale, tono su tono o decisamente a contrasto, esaltano le trame e il comfort dei cotoni. Immancabili i check e le righe. Bellissimi fra le texture, i macro occhio di pernice diametro 0,5 centimetri. Nella collezione Manuel Ritz, invece, i numeri esprimono la bellezza dei contrasti: giacche e abiti con vestibilità super slim e lunghezze di 70 centimetri, pantaloni modello skinny con fondi che arrivano fino ai 17 centimetri ma anche tipologie più baggy con fondi da 19.