«Giacimenti? Perché no»

Erg «al momento» non intende entrare nelle attività di ricerca e sfruttamento dei giacimenti petroliferi, il cosiddetto «upstream». Lo ha ribadito anche l’ad Alessandro Garrone: il grosso degli investimenti andrà nella raffinazione e distribuzione di carburanti. Ma questo non vuol dire che non ci si stia pensando. Anzi, Erg ci aveva già pensato a suo tempo: con la russa Yukos, era arrivata a un passo da un accordo che l’avrebbe portata nell’upstream. Ma l’incarcerazione e la condanna del boss della Yukos, Mikhail Khodorkovsky, hanno reso impossibile l’affare. E «al momento» non ci sono prospettive reali. Il gruppo genovese, ha spiegato al Giornale un componente del cda Erg, sta però seriamente valutando la possibilità di assicurarsi una garanzia delle forniture. Oggi sui 17 milioni di tonnellate di greggio acquistati annualmente, circa 9 vengono dalla Russia, il resto da Iran, Libia, Algeria, Kuwait e altri fornitori. Erg non ha gli uomini e le conoscenze per entrare nell’«upstream» (e forse neanche i mezzi finanziari). Così le soluzione possibili sono due: acquistare una delle piccole ma efficienti società presenti sul mercato che fanno appunto ricerche petrolifere, o acquisire una quota in una società operativa che sfrutta giacimenti petroliferi (più o meno sulla falsariga di quello che stava per succedere con Yukos).
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