Giallo di Brescia, si indaga all’Aprica

L’uomo è stato ascoltato dagli investigatori fino all’alba di domenica. Ma non è indagato

Andrea Acquarone

da Brescia

Al lieto fine, amici e conoscenti, non credono più: «Ormai sono passati troppi giorni dalla scomparsa... ». Ma ciò che è peggio è che a chiudere la porta della speranza sono le stesse mani degli investigatori: «Per ogni ora che trascorre le probabilità di ritrovare vivi i coniugi Donegani si assottigliano».
In via Ugolini, attorno alla villetta color ruggine, dalla tende bianco e verdi che proteggono i terrazzi, quella da dove Aldo e Luisa mancano ormai da nove giorni, si respira l’aria del de profundis. Nessuno trova il coraggio di dirlo, tutti lo pensano: difficilmente li rivedremo.
Come definirlo? Teorema di un delitto? O di un noir ancora tutto da decifrare? Al momento non c’è alcun indagato.
Procura e carabinieri di Brescia, da oltre settantadue ore non chiudono occhio. Battute a tappeto, laghetti svuotati, interrogatori senza sosta, non hanno dato risposte. Almeno una decina le persone ascoltate e riascoltate, tra vicini di casa e parenti, nella caserma di piazza Brusato. E su tutti uno: Guglielmo Gatti, il nipote 41enne dei due pensionati. Abita al piano di sopra della stessa villetta, per tutti a dispetto dell’età ufficialmente ancora studente di ingegneria, o come lui celiava con qualcuno «assistente al Politecnico di Milano»: sabato notte è stato ascoltato dai carabinieri, per l’ennesima volta, fino all’alba. «Sono fiducioso, gli investigatori stanno lavorando egregiamente», il suo unico, pacato, commento. Forse un tantino beffardo.
Non sembra davvero scosso Guglielmo dai riflettori delle telecamere, né tantomeno dal pressing che i militari stanno facendogli attorno e che lo rendono, almeno agli occhi della folla, il sospettato numero uno. Ieri, mentre nella parrocchia del quartiere si pregava per i due coniugi scomparsi, lui è partito in auto seguito dai carabinieri. Direzione l’Aprica dove c'è la casa, un appartamento di un centinaio di metri quadri in un condominio, che Gatti ha ereditato dal padre, morto due mesi fa. Un appartamento che, per due ore, è stato perquisito e sottoposto ai rilievi della scientifica. Ma a quanto pare inutilmente.
Proprio qui avrebbero dovuto trascorrere qualche giorno di vacanza, a partire da martedì scorso, i due pensionati e la famiglia dell’altro loro nipote carabiniere partito dalle Marche, colui che ha dato l'allarme quando si è accorto della loro assenza anomala, una volta arrivato a Brescia.
Il mistero, sembra dunque, infittirsi. Anche se forse il colpo di scena è dietro l’angolo.