Il giallo della conversione: «Raffaella era musulmana»

nostro inviato a Erba (Como)

C'è qualcosa che non torna. Qualcosa in più che non torna nel maledetto puzzle della strage di Erba.
Da un lato c'è Carlo Castagna, un uomo disperato che lunedì, nella sera dell'orrore e della mattanza ha perduto una moglie, una figlia, il nipotino. Un uomo che parla di «vittime che si sono immolate», facendo riferimento anche ai vicini di casa che sono accorsi alle urla di Raffaella e che pure sono caduti sotto i fendenti degli assassini. Un uomo disperato che, avant'ieri, tra le lacrime, aveva voluto scagionare il genero, peraltro mai particolarmente amato, rivelando che gli aveva telefonato dalla Tunisia. E dall'altro c'è una famiglia intera, quella di Azouz, che ostenta un muro di certezze davanti a questa terribile vicenda. «Non c'entra Azouz, non c'entro io, non c'entra mio cugino. Siamo stati interrogati dai carabinieri per dodici ore, l'altra notte. Non ci credevano», sbotta Fahmi, 25 anni fratello minore di Azouz, in Italia dal 2000. E aggiunge: «Volete sapere una cosa? Raffaella si era convertita alla nostra religione, era diventata musulmana oramai. Aveva scelto di diventarlo facendo il Ramadan, che è appena finito, assieme al marito e cercando di far crescere Youssef secondo i principi islamici. Non gli dava da mangiare maiale e sceglieva solo la carne delle nostre macellerie islamiche». Qualche chilometro più in là da Carlo Castagna non arriva certo una conferma riguardo alle affermazioni di Fahmi. Anzi è il cognato Umberto a invitare alla prudenza: «Mia sorella Paola raccoglieva le confidenze di Raffaella, avrebbe dovuto saperla questa storia della conversione, invece non ha mai detto nulla. Non me ne ha mai parlato».
Non è tutto. C'è un altro qualcosa che non torna. Per Fahmi Marzouk la spiegazione della strage nella casa di ringhiera di via Diaz, non sta certamente in una vendetta trasversale di qualche cosca della droga contro Azouz, ma va cercata e trovata nella vita dei Castagna. «C'era stata una tentata rapina tre mesi fa nella loro villa, in pieno giorno - ricorda Fahmi - quella volta è andata male e così qualcuno ha voluto vendicarsi e tornare in casa di Azouz e di Raffaella per prendersela con loro. È una questione di soldi ne sono sicuro».
Un altro macigno gettato con leggerezza nello stagno di questo giallo. Cui replica indirettamente Pietro Castagna, uno dei due fratelli di Raffaella: «Non vogliamo parlare di Azouz e della sua famiglia. Noi non abbiamo niente a che fare con questa persona. L'abbiamo visto due volte in quattro anni. E con lui e con i suoi familiari non vogliamo avere nulla a che fare. Ci ha già fatto troppi danni». Uno sfogo amaro cui si aggiunge, nel pomeriggio, dopo le «rivelazioni» di Fahmi, una nuova dichiarazione di Carlo Castagna: «Posso solo dire che Raffaella è stata una figlia e poi una madre straordinaria. Non ci sono parole per descrivere la sua dedizione all'impegno sociale. Si metteva a fianco dell'ultimo, di chi soffriva. La sua è stata una scelta di solidarietà che l'ha sempre animata nella sua vita. Ed è stata la scelta che forse ha fatto anche quando ha deciso di avvicinare la persona che poi ha sposato. Una scelta che, alla fin fine, gli è stata fatale...».