Giallo a Cremona, ucciso nel garage di casa

L’uomo aveva confidato al sindaco del paese: «Ho paura, qualcuno mi segue»

da Cremona

Da due anni combatteva per riavere quella figlia che la moglie straniera gli aveva «rubato». E tutti gli avevano dato ragione: il tribunale italiano e persino quello polacco, paese dove Diana, innocente «principessa» di sei anni era stata portata dalla madre due anni fa. Eppure non era servito a nulla. «Piuttosto che ridargliela l’ammazzo», aveva gridato lei, Jolanda, ex entraineuse, davanti ai giudici di Poznam al momento dell’ultima sentenza.
A finire morto ammazzato, alla fine, è stato invece lui, il papà. Angelo Ogliari, quarantacinquenne commerciante d’auto, è stato massacrato a sprangate. Il cadavere è stato trovato ieri sera in casa, una villetta in via Mascagni, a Cremosano.
«Ho paura, c’è qualcuno che mi segue», aveva confidato al sindaco nei giorni scorsi, appena rientrato dall’ultimo processo polacco in cui gli era stato riconosciuto l’affidamento della bambina. Non una fantasia, come tragicamente ora dimostrano i fatti. Ogliari si era anche presentato dai carabinieri: «Ho notato due-tre persone che mi controllano, viaggiano su una Renault, ma non sono riuscito a prendere il numero di targa».
L’omicidio risalirebbe, secondo i primi accertamenti del medico legale, a martedì sera. Ieri l’uomo avrebbe dovuto presentarsi alla Procura di Crema per esporre la sua situazione. Esibendo gli ennesimi documenti. Continuava a chiedere che venisse data applicazione alla sentenza per l’affidamento della sua «principessa» perduta. Ma lì non è mai arrivato. Forse anche per questo il sindaco del paese, uno degli uomini che dal 2005 cercava di aiutarlo nella sua battaglia, dopo aver provato più volte a rintracciarlo telefonicamente, ha deciso di cercarlo di persona. Intorno alle cinque ha suonato al citofono della villetta, ancora nessuna risposta. Così Raffaele Perrino è entrato. Ogliari era in un lago di sangue, nessun segno di vita. I killer, chissà se venuti dall’Est, non gli avevano dato scampo, sorprendendolo in garage e poi, finendolo all’interno dell’abitazione.
Non ha dubbi il presidente provinciale dell’associazione «Voce dei genitori per sempre», Davide Arcari. Anche lui, fino a ieri, a fianco del commerciante nella sua battaglia per riabbracciare la figlia. «Angelo è morto per amore di sua figlia. Non ho dubbi: questo delitto è legato a questa drammatica storia».
E la moglie, la polacca sparita nel nulla. A quanto pare la donna dopo essere fuggita in madrepatria era tornata in Italia, a Crema. Qui sembra vivesse con un nuovo compagno, un sudamericano. Di Diana invece nessuna traccia. All’indomani della sentenza di Brescia, che dava al padre l’affidamento esclusivo, la bimba era stata portata dai nonni materni. Ma, quando su ordine dei giudici polacchi che ne stabilivano il rimpatrio in Italia (dove Diana è nata) i poliziotti andarono a cercarla, non la trovarono. E anche i nonni giurano di non sapere dove sia la piccola.
«Il fatto assurdo» spiegava nei giorni scorsi l’avvocato di Ogliari «è che in questo momento nessuno la sta cercando». Errore. Suo papà lo stava facendo. E forse questo gli è costato caro.