Giallo a Damasco muore un generale vicino ad Assad

La stampa araba apre un nuovo giallo ambientato a Damasco, l’ennesimo. Il quotidiano al Hayat riporta la misteriosa morte del generale siriano Muhammed Suleiman, ucciso a Tartus, città sulla costa, «in circostanze poco chiare». Il giornale anti-siriano di Beirut, al Mustaqbal, rivela che il militare sarebbe il capo della sicurezza del palazzo del presidente Bashar el Assad, mentre secondo il sito al Bawaba si tratterebbe di un ufficiale di collegamento con il gruppo libanese Hezbollah.
Sei mesi fa, in circostanze altrettanto oscure, moriva in un attentato a Damasco Imad Mughnieh, comandante del Partito di Dio. La Siria accusò il Mossad. Israele non fece dichiarazioni. Dall’omicidio di Suleiman, andando indietro fino ai giorni che seguirono l’attentato al premier libanese Rafiq Hariri a Beirut, nel 2005 - dietro al quale la maggioranza libanese vede proprio la Siria - il mistero avvolge più di una morte e un arresto avvenuti a Damasco. I dettagli spesso sono pochi, le conferme ufficiali inesistenti. A maggio, il quotidiano tedesco Die Welt rivelò una notizia smentita subito dall’ambasciata siriana a Berlino: ad aprile, il potente capo dei servizi segreti di Damasco, Assef Shawkat, genero del rais Assad, sarebbe stato arrestato con 100 agenti, colpevole di aver tentato a febbraio un coup ai danni del presidente. La soffiata, scrive la Welt, che avrebbe portato all’arresto dell’uomo - per molti in Libano implicato nell’assassino Hariri - sarebbe arrivata proprio da quel Mughnieh che, lo stesso mese, saltò in aria. Le fonti tedesche mettono in relazione gli eventi e parlano di vendetta. Stratfor, sito americano d’intelligence, riportava già voci di una faida interna al regime e la stampa internazionale non si è fatta sfuggire le teorie di alcuni analisti sulla presenza di elementi siriani dietro alla morte di Mughnieh.
Misteriosa fu anche la morte di Ghazi Kanaan, ministro degli Interni siriano, «suicidatosi» nel 2005 alla vigilia della pubblicazione di un rapporto dell’Onu sulla strage Hariri e definito in seguito dalla stampa araba sospettosamente vicino a Washington. Non è d’accordo con la tesi delle lotte interne Barry Rubin, esperto di Medio Oriente, autore di The Truth about Syria. Secondo lui, i siriani accuseranno dell’assassinio di Suleiman Israele o servizi segreti arabi, sauditi o libanesi. «Non c’è faida - ha detto a Il Giornale Rubin - l’assassinio è l’ennesimo colpo a Damasco, umiliata tre volte negli ultimi mesi: con l’uccisione di Mughnieh in casa; con l’azione israeliana contro installazioni nucleari a settembre; con questa morte, ulteriore prova della debolezza del regime».