Il giallo dei 12 condoni: non si fanno

Nella bozza del decreto sviluppo spunta una maxi sanatoria: l’elenco è dettagliato ma viene subito smentito. L'intervento verrebbe bocciato dall'Ue che chiede riforme strutturali. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/mutuo_casa_agevolato_precari_sgravi_fis... anticrisi, la bozza in discussione</a></strong>

Roma - Dodici condoni al pomeriggio, nessun condono alla sera. La fibrillazione sul decreto sviluppo è tale da provocare un pandemonio politico-mediatico, che costringe il ministro titolare del provvedimento, Paolo Romani, a una smentita ufficiale: «Notizie riguardanti l’esistenza di dodici condoni, o di sanatorie, nel provvedimento a cui si sta lavorando al ministero dello Sviluppo economico, sono del tutto infondate», scrive in una nota.
A dar retta al ministro dello Sviluppo economico, dunque, i condoni non fanno parte dei provvedimenti in arrivo per rilanciare l’economia. Ma allora come è possibile che persino la compassata agenzia Ansa abbia messo in rete dispacci assai dettagliati con l’elenco delle sanatorie, che vanno dalla regolarizzazione delle scritture contabili fino alla sanatoria per il mancato pagamento del canone Rai, al modico prezzo di 50 euro per ogni annualità dovuta? È un «giallo»? Oppure si tratta del solito «gioco delle bozze», che da tempo immemorabile si verifica quando ci sono in ballo provvedimenti economici?
In effetti di bozza si tratta, una delle tante spuntate in questi giorni. Nel «fetta fiscale» del documento (che si dice redatto non dal governo, non da Romani e men che meno da Tremonti, ma dai pidiellini Maurizio Lupi e Guido Crosetto) vengono puntualmente elencate le dodici sanatorie. Eccole: riapertura dei termini dal 30 settembre 2011 al 2 aprile 2012 per integrare le dichiarazioni dei redditi. Regolarizzazione delle scritture contabili, con la possibilità di apportare variazioni nei bilanci o rendiconti chiusi il 31 dicembre 2010. Definizioni delle liti pendenti, con il pagamento di 150 euro per quelle fino a 2.000 euro, e del 10% del valore della lite se superiore a tale soglia.
E ancora: accertamento con adesione, mediante il «sì» alle proposte dell’Agenzia delle entrate (sulle maggiori imposte non sono dovuti interessi e le sanzioni sono ridotte a un sedicesimo del minimo). Gli enti locali potranno ridurre sanzioni e interessi sui ritardati pagamenti dei tributi. Definizione agevolata per le imposte di registro, ipotecaria, catastale, su successioni e donazioni. Sui ruoli emessi sino al 31 dicembre 2010 i contribuenti possono estinguere il debito senza interessi di mora e versando il 25% dell’importo iscritto a ruolo. Sanatoria da 50 euro per i canoni Rai non versati, con uno sconto superiore al 50%, e di 750 euro per i manifesti abusivi. Proroga di due anni dei termini per risolvere la violazione dell’obbligo di dichiarazione Iva. Nessun condono tombale in vista, almeno per il momento. Ma la bozza prevede la possibilità di un cumulo di condoni da parte del medesimo contribuente.
Tutto questo ben di Dio non sarebbe stato neppure valutato dal ministero dell’Economia e delle Finanze il cui titolare, Giulio Tremonti, ha più volte detto esplicitamente «no» a nuovi condoni. Inoltre, l’Unione europea - la stessa che ci chiede di intervenire al più presto su sviluppo e conti pubblici - ha già bocciato preventivamente i condoni, che sono tutt’altro che riforme strutturali; inoltre ha già condannato l’Italia per il condono 2002-203 sull’Iva. L’opposizione ovviamente inorridisce, giudicando le sanatorie un «regalo agli evasori».
Più che un giallo, insomma, la «saga dei dodici condoni» sembrerebbe a primo acchito una bufala. Ma in queste ore concitate tutto, proprio tutto, può accadere. Ad esempio, è probabile che la sanatoria del canone Rai faccia davvero parte del decreto sviluppo, così come il condono a pagamento per «manifesto selvaggio». E fra i tanti condoni della bozza potrebbe sopravvivere quello legato ai tributi locali. I partigiani di condoni, sanatorie e concordati non mancano, soprattutto nell’ala anti-tremontiana del Pdl. Inoltre, è noto che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, preferisce comunque l’idea del concordato, visto come un male minore, piuttosto che l’introduzione eventuale di una imposta patrimoniale, sollecitata a gran voce dai sindacati e dalla sinistra in alternativa all’incremento dell’età di pensione, ma anche dall’Udc di Casini.