Il giallo dei due calciatori annegati Le famiglie: «Non ci dicono tutto»

La rabbia del padre di Neri: «Ci sono troppi misteri». Mille persone alla messa in memoria dei giovani

Alessandro Parini

da Torino

Il parere di Franco Neri, papà di Riccardo - uno dei due ragazzi deceduti venerdì presso lo Juvenuts Center di Vinovo - è netto: «Venire fuori da quel laghetto era impossibile, non ci sarebbe riuscito nemmeno un gatto con gli artigli. Io però non riesco a capire cosa diavolo ci faccia un laghetto proprio lì, dietro le porte dei campi da calcio, con una recinzione che chiunque è in grado di scavalcare. Ci sono tante incognite, davvero. Riccardo e Alessio (Ferramosca, l'altro giocatore della formazione Berretti scomparso, ndr) non avrebbero dovuto essere lì, ma la sorveglianza è stata un po' scarsa».
Inutile girarci intorno, pur nella drammaticità del momento: le famiglie Neri e Ferramosca non vogliono lasciare nulla di intentato per capire come sono davvero andate le cose. Se questo significherà mettersi contro la Juventus, lo faranno: «La Juve sta facendo i suoi passi - prosegue Neri -, io i miei. Mi sono già affidato a un legale di Firenze».
Novità sostanziali, sul fronte delle indagini, non paiono essercene state. Semmai, si è delineato meglio lo scenario della tragedia. Tutto parte alle 17.30, quando Riccardo e Alessio rimangono sul campo per una seduta di tiri tra di loro. Quello successo subito dopo è un mistero perché non ci sono testimoni, ma è probabile che il pallone sia finito nel laghetto dietro la porta e che uno dei due, nel tentativo di recuperarlo, sia finito in acqua. Il compagno sarebbe quindi corso in suo aiuto, finendo anche lui nell'acqua. Il tutto nonostante la presenza di una rete intorno al laghetto, pur se alta solo 120 centimetri. L'allarme ai Vigili del Fuoco scatta alle 18.32, un'ora dopo: troppo tardi, come si capirà successivamente. Cominciano le ricerche e, quando si scoprono il pallone nel laghetto e un guanto da portiere vicino alla rete di recinzione, prende corpo la tragedia. Arrivano i sommozzatori dei vigili del fuoco che trovano i due corpi sul fondo dello specchio d'acqua: sono le 20.17 quando si materializza la prima ambulanza, cui ne segue poi un'altra. I ragazzi, in ipotermia, vengono intubati e per circa un'ora si cerca di rianimarli sul posto. Alle 21,20 partono le ambulanze per gli ospedali Molinette e Cto, dove arrivano una decina di minuti dopo. L'impegno dei medici è totale, ma non basta: prima Ferramosca e poi Neri vengono dichiarati deceduti. Le indagini, affidate a un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, dovranno chiarire vari punti: è stato perso tempo prezioso? Perché non ci si è accorti prima della scomparsa dei ragazzi? Sono state rispettate tutte le norme di sicurezza nella costruzione dell'impianto? Anche ieri, presso lo Juventus Center sono stati eseguiti rilievi di vario tipo da parte delle forze dell'ordine e di esperti di medicina del lavoro dell'Asl. Sono anche stati ascoltati nuovamente, come testimoni, vari addetti dell'impianto sportivo. La Juve starebbe valutando l’ipotesi di sospendere l’allenatore dei ragazzi e l’allenatore dei portieri, che avrebbero dovuto essere sul campo al momento della tragedia. Il tutto, mentre in mattinata si sono vissuti attimi di tensione al Cto: alcuni amici di Ferramosca pensavano che le camere mortuarie fossero aperte a tutti e non solo ai famigliari. Quando hanno alzato la voce, qualcuno ha anche chiamato il 112, ma all'arrivo dei carabinieri la situazione era già tornata alla normalità. Clima pesante anche nel tardo pomeriggio al Rosario, cui hanno preso parte l'ad Blanc, il ds Secco e Deschamps insieme a mille persone. Oggi i pm dovrebbero conferire gli incarichi per le autopsie, da svolgersi presumibilmente domani: mercoledì, poi, i funerali. «Me ne andrò da Torino - conclude papà Neri - solo quando Riccardo verrà con me».