Il giallo dei pedofili: e adesso in paese spuntano orchi ovunque

La psicologa del Pm ha filmato un solo incontro con le vittime delle
presunte violenze: "Dimmi com’erano quei giochi brutti, se lo fai il
giudice poi ti aiuta". Ecco l’unico racconto di un bimbo registrato dalla
consulente dell’accusa: ci sarebbe un caso di abuso anche in una
ludoteca. Il bambino: &quot;Una donna con i capelli rossi ci portava nel bagno e ci faceva la puntura&quot;. <a href="/a.pic1?ID=175832"><strong>Il pm sente 25 persone: tutte difendono le maestre</strong></a>

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica
Rignano Flaminio (Roma) - Un colloquio registrato c’è. Uno solo. Criticata per non aver filmato le chiacchierate con i bambini vittime di presunti abusi, Marcella Fraschetti Battisti, incaricata dal pm di svolgere le consulenze psicologiche, il 2 marzo 2007 aveva però utilizzato una telecamera durante la conversazione con uno dei bimbi già sottoposti a perizia mesi addietro per i primi sospetti di violenze. Dall’«interrogatorio» emergono particolari sconcertanti. Il bambino parla di amichetti che «mi ricopiano», entra nel dettaglio di un nuovo abuso sessuale fuori dall’asilo, in una ludoteca del paese, subito da un adulto che in galera non c’è mai finito. Ma si nota anche quanta difficoltà e incertezza ci sia nel suo tentativo di descrivere una persona ancora da identificare, nonostante la psicologa insista esplicitando che la registrazione era destinata al «giudice che poi ti aiuta a stare bene».
Psicologa: «Come sei stato in questi giorni?». Bambino: «Bene». P: «No, dico, a Rignano sei andato alla Ludoteca?». B: annuisce. P: «E cosa facevi, giocavi?». B: annuisce. (...) P: «Che facevate alla ludoteca?». B: «Giocavamo». P: «A che cosa?». B: «Coi pupazzi». P: «Che insegnanti ci sono lì?». B: «D.». P: «È una signorina o una signora?». B: «È la maestra». (...). P: «Senti, ho saputo che sei stato poco bene, cosa hai avuto?». B: «D. coi capelli rossi». P: «Che ha fatto?». B: «Mi ricopiano». P: «I tuoi amici ti ricopiano? In che senso?». B: «Quello che sto a dì, quello che ho detto a mamma». P: «E che hai detto? Io non lo so». B: «D. coi capelli rossi ci faceva fare i giochi brutti (...) quelli che avevamo fatto tutto all’asilo prima». P: «Che giochi erano?». B: «La puntura del pisellino». P: «E come veniva fatta questa puntura?». B: «Con la puntura finta». P: «E ti faceva male?». B: annuisce. P: «La faceva in classe?». B: annuisce. P: «Davanti a tutti gli altri bimbi?». B: «No, al bagno».
Il bambino cita alcuni dei compagni che partecipavano al «gioco», tra i «buoni» indica alcuni amichetti, e quando la Fraschetti gli chiede chi fossero i cattivi torna sullo stesso nome: «D. coi capelli rossi». Spiega anche i dettagli scabrosi del «giochino», che a suo dire era subìto anche dal fratellino e due bimbe. P: «Mi fai vedere com’era questo gioco?». B: «Non me lo ricordo». P: «Allora perché siamo venuti qua? Senti, tu me lo devi far vedere, penso che sia una buona cosa, perché noi questa documentazione, vedi che stiamo filmando, la diamo al giudice che ti aiuta a stare bene e aiuta tutti gli amici tuoi. Basta solo che fai quello che dici, questi giochi brutti, un attimo che lo fai vedere?».
A questo punto la psicologa gli chiede quali siano i «giochi brutti». B: «Quello degli innamorati è il primo. Poi quello della puntura al pisello e il terzo è quello della puntura al culetto». P; «Sempre questa D. stava lì?». B: annuisce. P: «C’era solo lei o qualcun altro?». B: «C’era solo lei c’era, tre e tre giochi». P: «Le tre persone chi erano, te poi?». B: «D. coi capelli rossi e un maschio». P: «E questo (maschio, ndr) come si chiama?». B: «Non lo so». P: «Me lo descrivi?». B: fa il gesto dell’altezza. Il piccolo non riesce a fornire dettagli univoci per il riconoscimento dell’uomo. Prima lo descrive coi «capelli neri» e gli «occhi celesti», subito dopo con i «capelli rossi» e gli «occhi verdi». Il bambino sostiene che la misteriosa «D.» entrasse anche nel suo asilo, nella classe della «maestra Marisa». La dottoressa domanda: «E la maestra Marisa che diceva?». B: «Niente». P: «Cioè glieli faceva fare i giochi?». B: fa segno di no. P: «E allora quando li facevate questi giochi?». B: «Quando stavamo all’asilo brutto». La psicologa torna sull’uomo misterioso: P: «Quest’uomo quando veniva alla ludoteca, veniva con voi allo stanzino?». B: annuisce. P: «E che faceva lui?». B: «Faceva i giochi brutti». P: «Me lo ridici un attimo che non me lo ricordo?». B: «Il secondo, quello che ti ho detto prima, e il terzo quello che ti ho detto prima». P: «Ma non avevi detto che era D. che li faceva? È D. oppure quest’uomo?». B: «D.». P: «E quest’uomo che ci stava a fare lì?». B: «Niente, guardava». (...) P: «Quanto tempo durava questo gioco, tanto o poco?». B: «Tanto». P: «Tanto? E non piangevate voi?». B: «Sì». P: «E che succedeva quando piangevate?». B: «La puntura». P: «Come si chiama quest’uomo?». B: «Non lo so...». P: «Ce lo fai vedere con l’orso di peluche il gioco degli innamorati?». B: «no, mi stanco». P: «Dai non ti va? allora facci vedere il secondo gioco». B: «Manco, mi stanco sempre, lo facciamo dopo». Dopo aver fatto una pausa per mettere il bambino a suo agio, la psicologa prova a indagare su un eventuale assunzione di sostanze narcotiche anche in questo episodio: P: «Vi davano niente da mangiare quando eravate lì?». B: fa cenno di no. P: «Tu vuoi che ti aiutiamo vero? Però se non ci aiuti tu come facciamo? Quando facevate il gioco nella stanzetta con D. vi davano da mangiare qualcosa?». B: non risponde. P: «Mi guardi un attimo? Ci fai il gioco degli innamorati?». B: «No, non lo so». P: «Senti, dai, se ci fai vedere il gioco degli innamorati poi basta». B: «Non me lo ricordo più!».
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