Il giallo dell’architetto: non morì per infarto ma per 6 colpi di pistola

Il professionista fu trovato senza vita a pochi metri da casa sulla collina di San Mauro Torinese

Nadia Muratore

da San Mauro Torinese

È stato ucciso sotto casa, a pochi metri dalla sua donna, ma nessuno se ne è accorto. Hanno detto che era morto d’infarto, in realtà era stato crivellato di colpi. Neppure i medici del 118 se ne sono accorti, registrando il decesso dell’architetto Roberto Bianco, 39 anni, come morte naturale: «Arresto cardiocircolatorio». In realtà, a farlo morire sono state sei pallottole di piccolo calibro sparate a distanza ravvicinata, che hanno colpito organi vitali. Lo ha rilevato l’autopsia, a tre giorni di distanza dal decesso, facendo scattare una caccia all’assassino che è diventata anche una corsa contro il tempo. Perché, dopo 72 ore, ogni indizio diventa più labile e ogni pista investigativa più tortuosa. Soprattutto se eventuali tracce che possano far risalire all’assassino sono state cancellate dalle abbondanti precipitazioni che in questi giorni hanno colpito tutto il Piemonte.
Ora tocca agli inquirenti ripercorrere gli ultimi attimi di vita dell’architetto torinese e soprattutto ricostruire con dovizia di particolari le circostanze che hanno portato al suo decesso, trovare un movente e risalire al colpevole. O ai colpevoli. L’omicidio, scambiato per infarto, accade lunedì, verso le 20, quando Roberto Bianco rientra a casa, sulla collina di San Mauro Torinese a bordo del suo scooter dopo una giornata di lavoro. L’architetto è amministratore di condomini e ha lo studio in via Giulia di Barolo a Torino. Milena, la sua compagna, sente lo scooter arrivare, passano i minuti ma Roberto non rientra. La donna si preoccupa, esce da casa e lo vede: l’uomo è in cortile, accasciato, con le gambe sotto il suo motorino. Milena si mette a urlare e richiama l’attenzione di un vicino che accorre in suo aiuto e immediatamente chiamano il 118.
Per l’architetto non c’è più nulla da fare: intorno a lui non c’è una goccia di sangue, non una traccia che possa essere ricondotta a un’altra persona che non sia lui o la sua donna che lo ha raggiunto per soccorrerlo. Nessuno si accorge che Roberto Bianco è morto a causa di sei colpi di pistola di piccolo calibro, forse una 22 da tre, quattro millimetri di diametro, che lo hanno raggiunto alla schiena. Lo stabilirà quasi tre giorni dopo l’esame autoptico, che fa anche scattare un tarlo nella mente di medici, inquirenti e parenti della vittima: com’è possibile che sia accaduta una cosa simile? È un caso molto raro, ma può capitare. Roberto Bianco era un uomo robusto, quasi obeso e questo può aver impedito al sangue di defluire dal corpo, coperto sotto pesanti abiti invernali. Inoltre i proiettili, invece di uscire, sono rimasti all’interno del corpo, forse intrappolati nell’adipe della massa muscolare. Nessuna traccia quindi su addome o torace: solo un omero rotto, riconducibile alla caduta dal motorino dopo aver perso i sensi. Accertato che Roberto Bianco è stato ucciso, sono scattate le indagini dei carabinieri di Torino che non tralasciano nessuna pista. Bianco e la sua compagna non hanno precedenti e conducevano una vita apparentemente tranquilla. Ieri mattina gli inquirenti hanno ricostruito la scena dell’agguato nel cortile della villetta a San Mauro Torinese, cercando di ripercorrere, anche attraverso i ricordi della convivente, gli ultimi atti di vita dell’architetto torinese. È stato sentito come persona informata dei fatti anche un vicino di casa che avrebbe sentito Bianco arrivare, il cane abbaiare e nient’altro, tanto meno degli spari. Roberto Bianco era molto conosciuto e stimato nel suo lavoro e amministrava una ventina di alloggi in tutta la città. I carabinieri stanno appurando se ci sia un collegamento tra la morte dell’uomo e un furto in casa che la coppia ha subìto sabato scorso. La caccia all’assassino è aperta.