Giallo dell’Olgiata Riaperta l’inchiesta

Alberica Filo della Torre fu assassinata nella sua villa nel luglio del 1991. Si ripartirà con nuovi esami del Dna

da Erba (Como)

Un nome. Manca solo un nome che forse già c’è. Mentre l’indagine prosegue a caccia di prove. Setacciando la casa di ringhiera, a Erba, dove l’11 dicembre sono state trovate tre donne e un bambino massacrati, ma anche quelle di parenti e conoscenti delle vittime. Il killer conosceva Raffaella Castagna, di questo sono sempre stati certi tutti fin dal primo giorno e l’ha ripetuto, anche ieri, suo marito Azouz Marzouk.
Ieri i Ris hanno presentato i risultati delle loro perizie in Procura. I carabinieri con le tute bianche hanno trovato una macchia di sangue, alcuni capelli e un’impronta lasciata da una suola di una scarpa. Le tracce si fermano in cortile, anzi, all’ultima rampa di scale. Basta questo per sospettare di una persona. Un individuo che ha martoriato il corpo di Raffaella, di suo figlio Yossef, di sua madre Paola e della vicina Valeria Cherubini. Solo se i pm iscriveranno una o più persone nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario plurimo e pluriaggravato, però, i Ris procederanno con le analisi del Dna, «esami tecnici non ripetibili» che distruggerebbero per sempre gli indizi. Ma per fare un nome, servono le prove e le prove al momento non ci sono.
Il marito della Cherubini, Mario Frigerio, è l’unico sopravvissuto alla strage. Ma nonostante abbia parlato ogni giorno con carabinieri e magistrati, non è mai riuscito a fornire elementi decisivi per le indagini. Con il risultato che i nomi dei sospettati si fanno sempre a bassa voce. Sbagliato il primo, quello di Azouz, che era in Tunisia la sera del delitto, gli investigatori si sono concentrati sui conoscenti della donna, vicini compresi.
«Possibile che nessuno quella sera abbia sentito niente?», ha ripetuto Manuel Gabrielli, l’avvocato della famiglia Frigerio – Cherubini. «Chi sa parli», ha incalzato il procuratore capo Alessandro Lodolini.
Eppure i vicini hanno continuato a ripetere la stessa storia. Ramon Pietro, per esempio, è anziano, sente poco e quella sera sarebbe rimasto ancora in casa se i pompieri non fossero arrivati a portarlo fuori. Romano Olindo, professione netturbino, e sua moglie Rosy Bazzi, casa fianco a fianco a quella degli Azouz Castagna, sono rientrati solo alle 11 di sera. Olindo sarebbe dovuto comparire davanti al giudice di pace due giorni dopo il delitto. Raffaella Castagna, una delle vittime, l’aveva denunciato per percosse, ingiurie e minacce. Anche se Rosy Bazzi ha ricostruito l’accaduto così: «Io stavo sbattendo un tappeto. Raffaella è arrivata, si è arrabbiata, mi ha sbattuto all’aria uno stendino e rovesciato una poltrona. Poi mi ha dato due ceffoni e sono caduta per terra come un sasso». Poi dev’essere intervenuto il marito visto che, come ha ricostruito l’avvocato di Raffaella, la denuncia è partita contro il netturbino.
Il colpevole, per gli Olindo-Bazzi, va cercato altrove. Primo perché loro in casa quella sera non c’erano, secondo perché, come ha detto la moglie di Bazzi, «quella era una vecchia storia, che sarebbe finita in niente, come ripetevamo sempre io e la mamma di Raffaella» e poi perché oggi dicono di aver paura anche loro.
Che gli Azouz-Castagna litigassero spesso con i vicini, per il volume dello stereo troppo alto, per i tappeti sbattuti mentre Raffaella cercava di far dormire il bambino, per la presenza di Azouz che secondo loro era «strafottente», non è una novità. Ma bisogna vedere se qui si può trovare la spiegazione per un massacro simile.
Un’altra pista battuta dagli investigatori è quella dell’ambito famigliare. Di sicuro hanno analizzato l’asse ereditario dei Castagna. Raffaella aveva deciso di trasferirsi in Tunisia con il marito e aveva chiesto al padre di liquidarle la parte di azienda che le spettava. I Castagna a Erba sono famosi. Il padre ha fondato la Castagna arredamenti, poi riammodernata dai figli con il marchio «Cast & Cast» e diventata un impero dell’arredamento di lusso. Ieri il legale di Azouz, Pietro Bassi, ha ripetuto che «una strage del genere non sarebbe comunque legittimata da nessun movente, neanche un milione di euro. E comunque quando il nome dell’assassino si saprà resteranno tutti stupiti».