Il giallo delle firme false: concluse le indagini preliminari

E adesso spunta un nuovo giallo nel caso delle firme depositate a sostegno delle liste del Pdl e di Roberto Formigoni in occasione delle elezioni regionali del 2010. L’inchiesta del procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che accusa cinque esponenti del Pdl di avere falsificato 926 firme, è tecnicamente finita. Robledo ha inviato ai difensori di tutti gli inquisiti l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. E insieme agli avvisi ha depositato il verbale di interrogatorio di una degli indagati, la consigliere provinciale Barbara Calzavara: la quale dichiara senza giri di parole che qualcuno nel Pdl avrebbe acquisito a suo nome e a sua insaputa i certificati elettorali utilizzati per sottoscrivere le liste.
Nel suo verbale, la Calzavara non fa ipotesi sull’autore dell’operazione. Ma ribadisce comunque di avere agito, in tutta la vicenda delle liste, su indicazione di Clotilde Strada (nella foto), viceresponsabile elettorale del Pdl lombardo. Il verbale della Calzavara è stato notificato anche alla Strada. E quest’ultima ha reagito chiedendo, come il codice di procedura penale le consente, di essere interrogata per raccontare la sua verità. Cosa abbia detto la Strada, ufficialmente non si sa perché il verbale non è stato ancora depositato. Ma non è escluso che abbia aperto nuovi scenari per l’indagine. La sensazione, insomma, è che nessuno degli inquisiti sia disposto a restare con il cerino in mano, e che possano arrivare ad accusarsi l’un l’altro.
Una che certamente non è disposta ad assumersi ruoli di primo piano nel pasticcio è la Calzavara. Interrogata l’11 luglio scorso dai marescialli di Robledo, l’esponente del Pdl ha esordito confermando integralmente le dichiarazioni che aveva reso in aprile. Le chiedono: «Lei nel suo precedente interrogatorio ha riferito che su richiesta di Clotilde Strada, in data 26 febbraio 2011 (è un refuso, si tratta del 2010, ndr), si recava presso la sede del Pdl di Milano per provvedere all’autenticazione delle firme apposte sugli elenchi. Quella fu l’unica giornata in cui svolse questa attività per le elezioni regionali del 2010?». «Io ho svolto l’attività di autenticatore delle liste esclusivamente nella giornata del 26 febbraio».La Calzavara, insomma, ammette di avere violato la legge, autenticando firme che non erano state fatte in sua presenza, ma riduce il suo ruolo a quello di semplice esecutrice. Ma a quel punto i carabinieri le chiedono di spiegare come mai sia stata lei a chiedere all’anagrafe comunale i certificati elettorali di 186 cittadini necessari per compilare le liste. E arriva la sorpresa.
«Io non ho mai fatto le richieste di certificati che mi avete detto e mostrato. Sono certa di non avere fatto alcuna delega a terzi per effettuare tali richieste. Non ho lasciato alcuna copia del mio documento di identità a nessuno. Rilevo che il documento di identità indicato nelle richieste corrisponde al mio. L’unica spiegazione che io riesco a dare è che, se i certificati sono stati rilasciati dall’anagrafe di via Padova 118, qualcuno della sede del Pdl di viale Monza li abbia richiesti a mio nome».