Il giallo del fax con l’avviso: «Stato d’allerta moderato»

I vicentini non hanno neanche il tempo di lamentarsi, di inveire contro quel diluvio di acqua e fango che ha sepolto un terzo della città. Ieri erano tutti con le maniche rimboccate, intenti a tirare fuori dalle case i mobili, i vestiti, gli elettrodomestici e tutto quello che l’esondazione del Bacchiglione ha provveduto a distruggere o a rendere inservibile. I vicentini si vergognano perfino di piangere e pensano ai due anziani, Giuseppe Spigolon, 75 anni, di Cresole, e Mario Menin, 74 anni, di Cavazzale, portati via dall’alluvione. Ieri sono stati trovati i cadaveri: il primo era imprigionato nella sua cantina, il secondo intrappolato in una griglia, portato lì probabilmente dalla violenza della piena. A ieri di un altro anziano, Rino Checchinato, 81 anni, non c’era traccia: si teme sia scivolato nel Po e trascinato via dalla corrente tra Guarda Veneta e Polesella, nel Rodigino.
Una città, una provincia, una regione in ginocchio. Perché, se i danni maggiori li hanno subiti Vicenza e Cresole (mille sono rimasti senza casa), non bisogna dimenticare che tutto il Veneto è rimasto spaccato in due dal blocco forzato dell’autostrada A4 all’altezza di Soave provocato dall’esondazione del torrente Alpone: solo nella serata di ieri, dopo due giorni di stop e di traffico impazzito, è stato possibile riaprire una corsia della Serenissima spaccando una strada locale per farvi defluire le acque.
Il pallido sole illumina i resti fangosi delle suppellettili impilati diligentemente dai vicentini affinché i camion della nettezza urbana possano portarli via con facilità. «Momenti così li ho vissuti solo durante l’ultima guerra», mormora un anziano incapace di trattenere le lacrime davanti a una vecchia tv inutilizzabile. Già, i danni. Quanti danni ha provocato questo disastro? Achille Variati, sindaco di centrosinistra di Vicenza, ha telefonato ieri a Luca Zaia, governatore leghista del Veneto. Nessuna polemica, per ora, anche se sui fax di allerta meteo arrivati ai comuni girano diverse interpretazioni. «Gli ho telefonato per descrivergli la dignità dimostrata dai vicentini colpiti dall’alluvione - rivela il primo cittadino berico - e la generosità delle centinaia di concittadini che sono accorsi per collaborare alle operazioni di pulizia. Il governatore, con la sua autorevolezza, ci aiuti portando all’attenzione del governo la voce e le richieste disperate dei tanti che hanno perso o visto pesantemente danneggiati la casa, il negozio, l’officina, il laboratorio. Ci serve l’aiuto concreto dello Stato, in termini di risorse, risarcimenti, contributi».
Zaia, dal canto suo, ha già diffuso una prima stima: 100 milioni di euro. «Il Veneto è in ginocchio - ha detto - sia sotto il profilo sociale che economico, e dobbiamo sensibilizzare tutti su questa situazione, assolutamente non prevedibile in queste dimensioni. Per questo, nonostante fosse stato segnalato lo stato d’allerta, non voglio vedere sindaci sul banco degli imputati».
Sul fax arrivato a Vicenza, per la verità, c’era scritto testualmente «Stato d’allerta: moderato» ma, come detto, ieri non c’era nessuno che aveva voglia e tempo di mettersi a montare una polemica che, magari, troverà sfogo nei prossimi giorni. Intanto Zaia ha mandato una lettera a Berlusconi invocando uno stanziamento straordinario per far fronte a un’alluvione ritenuta «ancora più grave di quella del ’66».