Giallo di Garlasco: il gip pronto a disporre nuove perizie

Il 30 marzo il giudice Stefano Vitelli dovrebbe decidere se rinviare a giudizio Alberto Stasi, ma con ogni probabilità disporrà ulteriori accertamenti

Si avvicina, sulla carta, il momento decisivo per Alberto Stasi, il protagonista del giallo di Garlasco. Il 30 marzo il gip Stefano Vitelli dovrebbe decidere se rinviarlo a giudizio per l'omicidio di Chiara Poggi o proscioglielro. Ma, ormai, pare certo, il gip avrebbe stabilito di non scegliere e di disporre nuovi approfondimenti. Un'altra perizia, forse anche più di una, per togliersi dalla testa dubbi e retropensieri prima di chiarire una volta per tutte il destino di Stasi. L'udienza preliminare si è già allungata con un susseguirsi di appuntamenti, con il batti e ribatti fra accusa a difesa, con la presentazione di eccezioni a raffica. Un percorso abbastanza ordinario per quel momento filtro, l'anticamera del processo in cui l'inchiesta comincia a cristallizzarsi e si avvia verso l'imbuto dibattimentale.
In aula, Stasi ha fronteggiato senza batter ciglio la presenza assidua di tutta la famiglia Poggi: i genitori e il fratello di Chiara, la sua fidanzata, morta in circostanze che ancora oggi appaiono poco chiare la mattina del 13 agosto 2007. Stasi e i Poggi si sono semplicemente ignorati: neanche un saluto, una stretta di mano, una parola a mezza voce. Niente di niente. Del resto era evidente che sarebbe andata così. Meno scontato il ragionamento del gip. Secondo il giudice, alcuni elementi, decisivi per spingere verso il processo o l'archiviazione Stasi, non sono affatto evidenti come si vorrebbe. E devono esser definiti meglio. In un senso o nell'altro. Soprattutto, è il computer a non convincere Vitelli. In buona sostanza, Stasi sostiene di aver lavorato alla tesi la mattina del 13, l'accusa ritiene di aver dimostrato il contrario, Vitelli si pone un problema di metodo: alcuni dati sarebbero stati alterati perché il pc non è stato aperto dagli investigatori in modo corretto. Occorre ripetere quell'esplorazione. E restano dubbi sull'ora della morte, pure da rivedere, e sulle scarpe che Stasi indossava quel giorno. «Noi - ripete combattiva ad ogni udienza la signora Rita -saremo sempre presenti. Vogliamo giustizia, anche nel nome di Chiara». A Vigevano l'appuntamento è fissato in Tribunale per il 28. Poi il 30 la parola passerà a Vitelli.