Giallo dopo gli incidenti: spari alla finestra di Arena

Nella notte è stato preso di mira l’ufficio del pm La protesta dei veri tifosi: «Vergognatevi»

Emmanuele Gerboni

Il giorno dopo il risveglio è stato bruttissimo. Soprattutto a palazzo di giustizia dove hanno fatto una scoperta inquietante. Un’arma, probabilmente ad aria compressa, ha sparato un colpo al nono piano del tribunale. Proprio dove si trovano gli uffici dei magistrati genovesi. In particolare, il colpo ha centrato la finestra di una stanza vicina a quella occupata da Giovanni Arena, pm che ha seguito insieme al collega Alberto Lari l’inchiesta sul caso Genoa. Le indagini sull’episodio, di cui si è avuto notizia ieri mattina, continuano. Gli inquirenti stanno cercando, innanzitutto, di capire il tipo dell’arma, probabilmente a canna lunga. La polizia scientifica ha rinvenuto frammenti di vetro ma non sono stati trovati bossoli. Dell’indagine si sta occupando la Digos. Il giorno dopo è anche quello dei conti. E dei commenti. Che sono arrivati nella nostra redazione già in prima mattinata. Quando una, dieci, cento telefonate ci hanno detto la stessa cosa: «I veri tifosi del Genoa non sono quelli scesi in piazza venerdì sera compiendo disordini, ma vanno condannati anche quelli pacifici che hanno voluto protestare insieme a loro: in questo modo gli hanno dato più forza». Il giorno dopo è fatto pure di voci e reazioni. Che si accavallano una dopo l’altra. Si inizia in Questura dove si fa un bilancio dei tafferugli provocati da quel gruppo di “cani sciolti”, circa cinquecento, che hanno approfittato del corteo dei tifosi rossoblu per dare vita a episodi di violenza urbana. Cinque contusi tra le forze dell’ordine (un carabiniere è stato colpito da una bottigliata alla schiena, è stato giudicato guaribile in dieci giorni; mentre un agente ha riportato una contusione al ginocchio), una persona arrestata (un genovese di 21 anni che è stato trovato in possesso di una bomboletta di spray urticante), e sessanta identificate (molti appartenenti al tifo genoano: per loro un’interdizione di tre anni, con obbligo di firma, dallo stadio) di questi circa una quarantina hanno invaso i binari ferroviari. Ma c’è stata anche una persona denunciata perché aveva partecipato alla manifestazione indossando un casco. Il giorno dopo, però, è anche quello dove si fa la conta dei danni e ci sono trenta cassonetti bruciati, un ciclomotore danneggiato dal fuoco e la ferrovia che si è dovuta fermare per quaranta minuti. E poi ci sono alcune decine di persone che pagheranno parecchio per l'improvvisato blocco stradale: «Sarà trasmessa una segnalazione a questo ufficio e la prefettura provvederà: la sanzione amministrativa va da 2500 a diecimila euro», spiega il prefetto Giuseppe Romano. Attraverso i filmati saranno individuati i responsabili di questo ma anche di altri fatti: tra cui il lancio di bulloni, sassi, mazze e bottiglie durante gli scontri alla stazione di Brignole. «Quello che è successo l’altra sera si commenta da solo. Non abbiamo offerto l’immagine della Genova vera, che è fatta di persone serie e che hanno come ultimo dei loro pensieri quello del Genoa», conclude Romano. Anche il questore Salvatore Presenti dice basta: «Il nostro comportamento in futuro sarà ancora più duro: la città non ne può più e non giusto che venga ulteriormente penalizzata per cose che non le competono. Le forze di polizia devono occuparsi di questioni più serie. La piazza non ribalta una sentenza». Quindi linea dura per il futuro per preservare i genovesi da fatti simili a quelli accaduti venerdì notte nelle strade della città. Intanto, si sta muovendo anche il Codacons Liguria che aveva annunciato una manifestazione per domani proprio sul caso Genoa ma è stata annullata: «A causa di quanto accaduto non verrà più concessa dalla Questura nessuna autorizzazione a manifestare. Vedremo se riusciremo ad ottenerla più avanti. Dopo i supplementari della giustizia civile, adesso il Genoa rischia di perdere anche ai rigori se il Tar del Lazio non prenderà provvedimenti», commenta Anna Massone, presidente del Codacons Liguria. Ma c'è anche la presa di posizone della tifoseria organizzata rossoblu che ha mandato un comunicato in cui «diffida in modo netto ed inequivoco la classe imprenditoriale e politica genovese dal tentare una qualsivoglia manovra e/o trattativa per l'acquisto del Genoa. Sarà compito del presidente Preziosi trovare un acquirente all'altezza della nostra tradizione sportiva e nel frattempo continuare il proprio lavoro iscrivendo la squadra al campionato».